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duemilaventitre

“L’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo può ricevere in dono.”

ROBERT DARWIN

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I cambiamenti climatici, l’inquinamento e l’impatto che hanno sul nostro Pianeta sono il risultato di anni in cui abbiamo trascurato di prenderci cura della Terra in cui viviamo. Ma non è ancora troppo tardi. Come il battito d’ali di una farfalla a Pechino può causare un uragano a New York, ognuno di noi, con piccoli accorgimenti, può avere un impatto positivo sull’ecologia globale. Introdurre nella nostra quotidianità alcune semplici azioni è molto importante per contribuire a ridurre la nostra impronta che ha un impatto diretto sull’ambiente, sulla fauna e sulle risorse del nostro Pianeta.

Informarsi sui prodotti che decidiamo di acquistare, la loro produzione, le politiche ambientali e i diritti dei lavoratori dell’impresa che le produce, è il primo passo per poter prendere consapevolezza dell’impatto che quella nostra scelta ha sulle risorse naturali, sulle persone, sui lavoratori, sulla produzione di rifiuti e dunque sul Mondo.

Cosa possiamo fare:

  • Ridurre il consumo di plastica
    • Usare la borraccia anziché la bottiglietta di plastica: in un anno il consumo medio di acqua per ciascuna persona è pari circa a 225 litri che corrispondono a 450 bottiglie di plastica buttate da ogni persona in un anno.
    • Utilizzare shopper di cotone o lino: nonostante siano state vietate in molti paesi, le buste di plastica rappresentano ancora un’importante fonte di inquinamento.
    • Comprare prodotti sfusi: eliminare il packaging, scegliendo prodotti sfusi o imballati in vetro piuttosto che in plastica, permette di ridurre sensibilmente la quantità di rifiuti domestici che produciamo. Comprare sfuso è non solo a basso impatto ambientale ma anche economico: risparmi il prezzo dell’imballaggio, riducendo di circa 40% il budget della spesa.
    • Evitare l’usa e getta: ogni anno in Italia vengono usati 2 chili di plastica usa e getta a persona. Anche il monouso realizzato in materiale biodegradabile andrebbe evitato: le risorse che servono per produrlo sono comunque sproporzionate rispetto all’utilizzo che se ne fa. È dunque molto meglio scegliere di bere con borracce o thermos e usare stoviglie non usa e getta in casa o fuori: è più economico e sostenibile!
  • Ridurre lo spreco di cibo: ben 1/3 di tutti gli alimenti prodotti a livello globale per il consumo umano vengono persi o sprecati ogni anno senza essere consumati, per un totale, secondo la FAO, di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. A livello europeo si sprecano in media 180 kg di cibo pro-capite l’anno mentre in Italia 149 kg a testa. Uno dei prodotti che le famiglie italiane sprecano di più è la carne, il cui costo ambientale di produzione è altissimo. Ma anche la produzione agricola non è affatto a basso impatto a causa dei fertilizzanti utilizzati che impoveriscono i suoli e contaminano l’ambiente. Scegliere bene quale e quanto cibo acquistare in base alle date di scadenza e alle reali esigenze domestiche significa non soltanto risparmiare denaro, ma anche evitare altissimi costi in termini ambientali, di smaltimento e di produzione di ingiustizie.

  • Scegliere frutta e verdura di stagione e coltivati senza chimica a Km 0: è importante non solo perché il sapore di un prodotto maturato naturalmente è di gran lunga migliore, ma anche perché in questo modo rispettiamo i cicli naturali, tuteliamo l’ambiente e ci nutriamo con cibi genuini e non pericolosi per la salute! L’ottimale sarebbe prediligere i prodotti a Km zero, aiutando così l’economia locale e riducendo l’inquinamento dato dal trasporto. I prodotti fuori stagione, come ad esempio le fragole a gennaio, sono prodotti coltivati in serra, con grande consumo di energia e di fertilizzanti chimici, o importati da posti lontani, con grandi costi ambientali (ad esempio 1 kg di ciliegie importate dal Cile equivalgono a 7 kg di petrolio e 21 kg di Co2).

  • Comprare capi di abbigliamento prodotti senza poliestere o viscosa: la maggior parte dei tessuti utilizzati nel campo della moda non sono biodegradabili e sono poco salubri, come il poliestere, un tessuto derivato dalla plastica, o la viscosa, che viene dalla cellulosa degli alberi, trattata con agenti chimici, per produrre la quale vengono abbattuti 120 milioni di alberi ogni anno.

  • Evitare la scelta di capi realizzati in pelle, pellicce e piume ha dei risvolti importati poiché elimina la crudeltà sugli animali; così come la scelta di scegliere capi usati può aiutare l’ambiente diminuendo i rifiuti e ridimensionando i numeri di produzione (per la produzione di 1 solo paio di jeans sono necessari 11 mila litri di acqua).

  • Evitare shopping frenetico su internet: Un recente studio della Royal Society riportato dal World Economic Forum ha mostrato i numeri di questo inquinamento da Internet, e sono sorprendenti, per chi non si è mai posto il problema: le tecnologie digitali inquinano fino a tre volte tanto, tutto il traffico aereo mondiale (tra l’1,4% e il 5,9% del totale, contro il 2%)

  • E poi ci sono le criptovalute, i cui rendimenti tanto altalenanti quanto potenzialmente golosissimi sono alla base di movimenti enormi ogni giorno. Lo stesso Elon Musk, che alle monete digitali ha sempre guardato con una certa simpatia, dopo aver annunciato di accettare anche i Bitcoin per il pagamento delle sue Tesla, ha fatto una rapida marcia indietro, proprio a causa dell’impatto ambientale della criptovaluta più famosa del mondo. Tesla, del resto, deve buona parte delle sue grandi fortune al fatto che le auto elettriche vengono viste come alleate primarie alla lotta contro l’inquinamento e le emissioni, e la validazione sul blockchain dei Bitcoin – il mining, che rende “vere” e uniche le nuove monete digitali – consuma enormi quantità di energia elettrica. È un fatto noto che un numero sempre crescente di “minatori” stia mettendo i propri computer al servizio del sistema per generare denaro grazie alla condivisione della potenza di calcolo, ma per farlo – e per evitare che quanto guadagnato sia a malapena sufficiente a pagare il costo dell’energia elettrica in più in bolletta – sono necessari computer particolarmente potenti e opportunamente ottimizzati, che lavorano senza fermarsi mai, giorno e notte: tanto che, secondo un calcolo, se il Bitcoin fosse una nazione sarebbe la 26esima più energivora al mondo, al livello dell’Egitto e della Polonia. E naturalmente il discorso non vale solo per il Bitcoin, ma anche per altre criptovalute come l’Ethereum, alla base dell’ultima grande mania dell’investimento digitale, i NFT. Ci sono sì esempi – come Cardano – di criptovalute che vengono generate consumando meno energia e inquinando meno, ma per ora i numeri non sembrano mostrare un’inversione di tendenza. E così Internet, la più intangibile e moderna delle nostre tecnologie, rischia di assomigliare sempre di più a un’obsoleta centrale a carbone.

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