febbraio

duemilaventitre

“Verrà il tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare, ed anche l’uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto…”

LEONARDO DA VINCI

CACCIA

La caccia è la pratica che consiste nel catturare od uccidere degli animali selvatici per puro – e sadico – divertimento. Nulla a che vedere con la necessità, nell’era glaciale, di ricorrere ad altre fonti alimentari o procacciarsi le pellicce.

Tutta la fauna selvatica è protetta dalla legge nazionale 157 del 1992, ed è bene indisponibile dello Stato, il quale concede l’attività venatoria purché non contrasti con lo stato di conservazione e di tutela della fauna– principio prioritario della norma – e non arrechi danno all’agricoltura: e comunque, solamente su determinate specie. Nel mondo, vi sono varie forme di caccia d’élite, rappresentato dal turismo venatorio (specie in est Europa dove vengono compiuti veri e propri massacri) compresa la caccia denominata “grossa”, che viene cospicuamente pagata dai cacciatori approfittando della povertà dei paesi africani. Vengono uccisi elefanti, rinoceronti, cervi, orsi, tigri, ippopotami, elefanti, giraffe, struzzi ecc.

Con l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento, la caccia non avrebbe ragione di esistere, almeno nel mondo occidentale: infatti, la caccia nei paesi industrializzati riveste solo ed unicamente un orribile ruolo ricreativo, operato tra l’altro in mondo fortemente mutato: cementificazione, distruzione degli habitat, inquinamento, cambiamenti climatici, siccità e incendi hanno già inciso in maniera profondamente negativa sulla conservazione di molte specie, oggi in serio pericolo.

In epoca più recente la caccia è stata ritenuta dalla comunità scientifica come causa di gravi squilibri ecologici e danni al settore agricolo, in relazione ad alcune specie come il cinghiale e tutte quelle che sono, o sono state, oggetto di ripopolamenti. Spesso queste specie, come il grande cinghiale dell’est Europa, erano sconosciute in Italia ed essendo più grandi e prolifiche del nostro cinghiale italico, lo hanno soppiantato, e il tutto per consentire facili prede e una filiera delle carni più lucrosa. Oltre 20 anni di continue uccisioni, motivate pretestuosamente con la necessità di contenerne il numero, hanno portato a fenomeni come la dispersione del branco (l’uccisione della matriarca, che attraverso dei feromoni controlla l’estro delle altre femmine, induce queste ultime a creare tanti branchi riproduttivi), l’uccisione degli esemplari più anziani a favore di quelli più giovani e prolifici, e molto altro: tutto ciò, assieme al degrado ambientale, ai rifiuti che rappresentano una fonte di cibo, ai foraggiamenti abusivi e ad altri fenomeni, ha comportato una sempre maggiore diffusione di alcune specie.

Il nostro Governo, sollecitato da regioni, amministratori compiacenti nei confronti della lobby venatoria e agricola, contro i pareri scientifici ha elaborato ad un decreto legge con modifiche all’articolo 19 della legge 1992 n.157 in tema di gestione faunistica, cancellando l’obbligo dei metodi ecologici e non cruenti costituiti dai sistemi di prevenzione dei danni e cancellando il ruolo dell’ISPRA – l’istituto scientifico di riferimento sulla fauna nel nostro Paese) , per consentire caccia “selvaggia” contro tutta la fauna selvatica e in particolare favorendo l’abbattimento dei cinghiali anche nelle aree urbane. In sostanza, si trasforma ciò che è gestione faunistica, materia prettamente scientifica be diversa dall’attività venatoria, in caccia con ogni mezzo, per la gioia degli armieri, dei cacciatori e delle lobby ad esse legate, che si traducono in conensi politici.

In sintesi, contro la caccia cosa si può fare notare:

  • ·Riduce le specie animali mettendone a serio rischio la loro conservazione 
  • Danneggia, crea squilibri nelle popolazioni selvatiche, e inquina tutto l’ecosistema con piombo e bossoli
  • Provoca incidenti mortali anche a danno delle persone 
  • Comporta maltrattamento e sofferenza, per puro sadico divertimento, a danno di molti animali
  • È un bacino di illegalità e di bracconaggio a danno di specie protette 

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