Pet Summit del Sole 24 Ore, D’Angelo (Enpa): «Le leggi esistono, ma chi le applica? Il volontariato non può sostituire le istituzioni»

La presidente nazionale Enpa interviene sul divario tra la crescita della pet economy e la realtà quotidiana della tutela animale: «Servono amministrazioni formate, controlli e servizi territoriali capaci di intervenire. Troppo spesso associazioni e volontari sono chiamati a colmare vuoti che dovrebbero essere responsabilità pubbliche»

La crescita del mondo legato agli animali non può essere misurata soltanto attraverso fatturato, consumi e nuovi servizi. Esiste una parte meno visibile, fatta di rifugi, colonie feline, sequestri, fauna selvatica, emergenze e situazioni di fragilità sociale, che continua a poggiare in larga misura sul lavoro delle associazioni e dei volontari.

È uno dei temi portati da Giusy D’Angelo, presidente nazionale Enpa, al Pet Summit del Sole 24 Ore, dove il suo intervento ha posto al centro la distanza che ancora separa le norme dalla loro effettiva applicazione sul territorio.

«Negli ultimi anni abbiamo compiuto passi avanti importanti sul piano normativo e culturale e disponiamo anche di strumenti di formazione», ha sottolineato D’Angelo. «Ma dobbiamo porci una domanda molto concreta: chi applica queste norme? Chi forma le amministrazioni? Chi controlla che ciò che abbiamo scritto nelle leggi diventi realtà nei territori? Troppo spesso la risposta arriva dalle associazioni e dai volontari, ai quali viene chiesto di intervenire anche laddove dovrebbe esserci una responsabilità pubblica precisa».

Dai rifugi alle colonie feline, dalla gestione degli animali sottoposti a sequestro agli interventi sulla fauna selvatica, l’esperienza quotidiana di Enpa restituisce, secondo D’Angelo, un quadro nel quale competenze e responsabilità non sempre trovano una struttura pubblica adeguata capace di coordinare gli interventi e garantire continuità.

Particolarmente delicato è il rapporto tra tutela degli animali e fragilità delle persone. Sempre più spesso le associazioni si trovano infatti ad affrontare situazioni nelle quali la difficoltà di una persona o di una famiglia coinvolge direttamente anche gli animali con cui vive.

«Dove sono i servizi sociali quando una difficoltà umana coinvolge anche un animale?», ha osservato la presidente Enpa. «Non possiamo continuare a ragionare come se fossero due mondi separati. Se una persona anziana viene ricoverata, se una famiglia attraversa una grave difficoltà economica o sociale, se qualcuno perde improvvisamente la possibilità di occuparsi del proprio animale, anche quell’animale entra nella situazione di fragilità. E troppo spesso sono i volontari a ricevere la telefonata e a dover trovare, da soli, una soluzione».

D’Angelo: «Il volontariato è una risorsa, non un sostituto della pubblica amministrazione»

Il punto, per Enpa, non è mettere in discussione il ruolo del volontariato, ma riconoscerne correttamente funzione e limiti.

«Il volontariato rappresenta una risorsa straordinaria per questo Paese, ma non può diventare la soluzione strutturale alle assenze delle istituzioni», ha proseguito D’Angelo. «I nostri volontari hanno competenze, esperienza e una conoscenza profonda dei territori. Collaborare significa mettere queste competenze a disposizione all’interno di un sistema nel quale ciascuno si assume le proprie responsabilità. Non significa trasferire sulle associazioni ciò che dovrebbe essere programmato, organizzato e garantito dalle amministrazioni».

Da qui la necessità di allargare lo sguardo anche quando si parla di pet economy. Accanto all’economia generata da prodotti e servizi esiste infatti un valore sociale prodotto ogni giorno da chi si occupa degli animali, anche quando quel valore non compare nei dati economici.

«Quando parliamo del rapporto tra gli italiani e gli animali dobbiamo guardare all’intero sistema», ha concluso D’Angelo. «Ci sono la sanità pubblica veterinaria, i servizi territoriali, l’educazione, la prevenzione, la gestione delle emergenze, le associazioni e migliaia di volontari. Tutto questo produce valore sociale, anche quando non produce direttamente fatturato. La vera sfida è costruire una collaborazione nella quale pubblico, privato e Terzo settore lavorino insieme, senza che il volontariato venga utilizzato per compensare ciò che le istituzioni non fanno. Le norme sono indispensabili, ma una legge che non trova qualcuno capace e disposto ad applicarla rischia di restare soltanto sulla carta».

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