Dopo l’appello di metà settembre, la voce della Sfattoria degli Ultimi torna a farsi sentire. Alle porte della Capitale continua il lavoro per restituire dignità ai circa 300 animali sequestrati a giugno 2025: cinghiali, maiali, pecore, capre, asini e bovini che per anni hanno vissuto in condizioni di segregazione. Ora, grazie all’impegno di ENPA Roma, LAV Roma e LNDC Ostia, gli animali stanno finalmente riscoprendo spazi aperti, ma le associazioni denunciano che le risorse a disposizione non bastano più.
Il sostegno del Comune di Roma, che ha fornito cibo e incaricato un veterinario per seguire gli animali sotto custodia giudiziaria, ha permesso di andare avanti. Ma la Regione Lazio, che ha in carico circa 180 cinghiali e ibridi ospitati nella Sfattoria, resta assente. Nonostante la responsabilità diretta, a oggi non ha garantito alcun aiuto economico o logistico, denunciano i volontari.
“Servono materiali per i recinti, cibo, cure veterinarie: serve tutto”, ribadiscono le associazioni, sottolineando che il peso della gestione è ormai insostenibile. Da qui la richiesta urgente alla Regione e ad ARSIAL, proprietaria dell’area, di assumersi le proprie responsabilità.
Le organizzazioni rilanciano inoltre la proposta di istituire presso la Sfattoria un Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS), assente sia a Roma che nel Lazio, che permetterebbe di gestire con continuità emergenze faunistiche e animali in difficoltà.
“La gioia di restituire libertà e dignità a questi animali ci ripaga della fatica”, dicono i volontari. “Ma senza un sostegno concreto rischiamo di non poter andare avanti. Abbiamo bisogno di voi, adesso più che mai”.


