Dalla Commissione Teologica Internazionale del Vaticano un documento storico che condanna l’antropocentrismo predatorio e richiama l’umanità al rispetto di ogni forma di vita. Per Enpa si tratta di un messaggio potente che rafforza la battaglia contro gli allevamenti intensivi e per un’alimentazione rispettosa del pianeta.
Una nuova visione teologica per il pianeta
Nel solco dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, la Chiesa cattolica compie un ulteriore e decisivo passo avanti nella definizione di un’etica ecologica e animale per il XXI secolo. Con la pubblicazione del documento ufficiale «Prendersi cura della nostra Casa comune: Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario» della Commissione Teologica Internazionale, la teologia cattolica pone al centro della propria riflessione la tutela del creato e delle creature che lo popolano.
Il testo non si limita a un richiamo generale alla natura, ma affronta in modo sistematico le radici culturali, spirituali ed etiche della crisi eco-sociale planetaria. Attraverso un’analisi articolata in tre capitoli, la Commissione invita a superare il modello di dominio aggressivo che ha caratterizzato gli ultimi secoli, indicando la necessità urgente di una profonda conversione ecologica e culturale.
Contro l’antropocentrismo predatorio: l’uomo è custode, non padrone
Uno dei nuclei centrali del documento è la critica radicale ai modelli culturali che hanno giustificato lo sfruttamento incondizionato degli animali e delle risorse naturali. Il testo individua con chiarezza le cause della deriva ambientale e sociale contemporanea, denunciando l’insorgere di una visione egocentrica:
«In secondo luogo, è cambiata la concezione del posto dell’essere umano nel cosmo, presumendo che egli o i suoi prodotti tecnologici occupino il centro assiale del mondo, eliminando sia Dio sia il cosmo dal luogo che loro compete. Come ultimo episodio di questa visione “antropocentrica e predatrice” nel rapporto con la natura, in terzo luogo, siamo caduti in una crisi ecologica e sociale planetaria…»
Questa visione “antropocentrica e predatrice” ha ridotto gli esseri viventi a meri oggetti di consumo e strumenti di profitto. Nel secondo capitolo, il documento riconsidera la figura dell’essere umano alla luce delle Scritture, rigettando con decisione l’idea che il mandato biblico sul creato rappresenti una licenza di dispotismo.
L’uomo, dunque, non è il padrone assoluto della Terra, ma un “amministratore e servitore” chiamato a prendersi cura della complessa rete della vita con senso di responsabilità, ascolto e umiltà.
L’impronta trinitaria e il valore intrinseco di ogni creatura
Un apporto teologico di grande valore è il riconoscimento dell’interconnessione profonda tra tutti gli esseri viventi. Come sottolinea il testo, la natura non può essere considerata uno sfondo inerte o un serbatoio di risorse da prosciugare. Ogni animale e ogni forma di vita risponde a un disegno di armonia e partecipa, a suo modo, alla bellezza e al destino del creato. Ferire la natura o abusare delle creature significa rompere l’alleanza con il Creatore e macchiarsi di quello che il documento definisce espressamente come un vero e proprio «peccato contro il creato e il Creatore».
Allevamenti intensivi, ascesi e scelte alimentari: la sfida dell’Enpa
Il documento mantiene un linguaggio teologico ed etico generale, ma le sue implicazioni pratiche nel mondo contemporaneo sono dirompenti e toccano direttamente il nodo dei consumi e degli allevamenti intensivi.
Nel terzo capitolo, tra i principi etici fondamentali orientati alla cura della Casa comune, il testo evidenzia la necessità di sviluppare virtù come la riverenza, il rispetto per la vita e l’«ascesi e il digiuno». In un mondo dominato dall’iperconsumismo e dallo sfruttamento industriale degli animali, l’appello alla sobrietà e al limite personale diventa un imperativo morale improcrastinabile.
L’Ente Nazionale Protezione Animali accoglie con grande favore le riflessioni contenute nel documento vaticano, sottolineando come la condanna dell’antropocentrismo predatorio trovi una perfetta corrispondenza nella battaglia contro le fabbriche animali e gli allevamenti intensivi. Modelli produttivi che sottraggono enormi risorse idriche e agricole per nutrire animali stipati in condizioni inaccettabili non solo causano incalcolabili sofferenze a miliardi di esseri senzienti, ma rappresentano anche una delle prime cause di deforestazione ed emissioni di gas serra.
Abbracciare un’alimentazione orientata alle proteine vegetali, ridurre o eliminare il consumo di derivati animali e scegliere uno stile di vita cruelty-free sono la traduzione concreta di quei principi di “cura responsabile”, “sobrietà” e “rispetto per la vita” auspicati dalla Commissione Teologica.
Un appello comune per una conversione ecologica e fraterna
In conclusione, il documento vaticano riconosce che la salvaguardia del pianeta richiede il contributo di tutti: non solo dei credenti, ma di tutte le tradizioni filosofiche, scientifiche e religiose e delle persone di buona volontà. L’ascolto del «grido della Terra e del grido dei Poveri» impone una conversione urgente delle nostre abitudini quotidiane, delle nostre politiche e dei nostri modelli economici.
Riconoscere negli animali non degli oggetti da dominare, ma dei compagni di viaggio: è questo il primo, indispensabile passo verso un futuro sostenibile, giusto e privo di crudeltà.


