L’Associazione, attraverso l’avvocato Valentina Stefutti, impugna il decreto dell’11 settembre che autorizza l’abbattimento di un lupo nei comuni di Ultimo e Castelbello-Ciardes. D’Angelo: «Si continua a scegliere il fucile mentre manca una reale volontà di applicare la prevenzione»
Enpa ricorre al Tar contro la nuova uccisione di un lupo disposta dalla Provincia Autonoma di Bolzano. L’Ente Nazionale Protezione Animali, attraverso l’avvocato Valentina Stefutti, ha impugnato il decreto n. 15910 dell’11 settembre 2026, chiedendone la sospensione immediata in via cautelare. Il provvedimento dispone l’uccisione di un esemplare nei territori dei comuni di Ultimo e Castelbello-Ciardes.
Il ricorso arriva a pochi giorni dalla dura presa di posizione dell’Associazione contro quella che Enpa ha definito una politica «cruenta e fallimentare», fondata sull’uccisione del lupo anziché sulla prevenzione delle predazioni.
«Ci sono due aspetti – dichiara Giusy D’Angelo, presidente nazionale Enpa -che non possono essere confusi. Il primo è che non si può continuare a rispondere alle predazioni uccidendo un lupo: anche qualora fosse individuato l’esemplare responsabile, la risposta deve essere sempre la prevenzione, non il fucile. Il secondo è che in questo caso si vuole addirittura uccidere un lupo senza avere la certezza che sia quello coinvolto nelle predazioni. Inaccettabile. Mentre si continua a mostrare una grande determinazione nell’autorizzare le uccisioni, quello che manca è una reale volontà di mettere in campo la prevenzione, che resta la grande ignorata. Proteggere gli animali allevati e sostenere gli allevatori significa prevenire le predazioni, non uccidere un lupo dopo che sono avvenute».
Nel ricorso Enpa contesta la legittimità del provvedimento sotto diversi profili, richiamando in particolare il regime di protezione di cui continua a godere il lupo nell’ordinamento italiano, la necessità di una verifica rigorosa delle misure preventive e l’assenza di certezze sull’identificazione dell’esemplare responsabile delle predazioni nell’area interessata.
Enpa ribadisce inoltre che la strada non è mai, in nessun caso, l’uccisione di un lupo! Invece di valutare una misura letale e irreversibile, devono essere applicate concretamente le misure in grado di proteggere gli animali allevati dalle predazioni. È proprio su questo punto che, secondo l’Associazione, continua a mancare una reale volontà di intervento.
Con il ricorso presentato al Tar, Enpa chiede quindi di fermare l’esecuzione del decreto prima che l’abbattimento produca conseguenze irreversibili.
“Non accetteremo – conclude D’Angelo – che il fucile diventi la risposta serve prevenzione, competenza e responsabilità».


