Due casi raccapriccianti hanno scosso l’Italia intera: un’orsa ritrovata morta a Caldes, colpita da arma da fuoco. E pochi giorni dopo, la pelle di un cucciolo scuoiato, abbandonata in un parco giochi frequentato da bambini nel cuore del Trentino.
Sono solo gli ultimi, inaccettabili episodi di bracconaggio e violenza che si stanno consumando ai danni degli orsi del Trentino. Un’escalation che va ben oltre la cronaca nera: è il segnale di una gestione fallimentare, incapace di tutelare la biodiversità e garantire sicurezza, nemmeno agli animali più iconici e protetti d’Italia.
Per questo, l’Enpa – Ente Nazionale Protezione Animali – ha lanciato una petizione pubblica rivolta al Presidente del Consiglio, on. Giorgia Meloni, con una richiesta chiara:
👉 “La gestione dei grandi carnivori torni sotto la responsabilità diretta dello Stato e del Ministero dell’Ambiente.”
Bracconaggio, persecuzioni e leggi assurde
La situazione in Trentino è fuori controllo. Gli orsi devono sopravvivere non solo alla brutalità del bracconaggio, ma anche a un clima di odio fomentato da certa politica locale, agli inseguimenti in auto per social e video virali, ai colpi dei cacciatori e a una mancanza assoluta di educazione alla convivenza.
Come se non bastasse, in Trentino è in vigore una legge regionale che consente l’abbattimento di 8 orsi l’anno, senza un reale bilancio delle morti già avvenute per altre cause. Una norma che mina alla base ogni tentativo di conservazione e tutela.
Siamo al paradosso – commentano da Enpa –: “mentre gli orsi sono animali particolarmente protetti a livello nazionale, una pubblica amministrazione locale si permette di autorizzare sistematicamente l’abbattimento di orsi. Tutto questo avviene senza trasparenza, senza controllo e senza coinvolgere chi da anni si batte per la salvaguardia del territorio.”
Una gestione senza Stato e senza tutele
L’assenza del Ministero dell’Ambiente in una vicenda tanto grave è clamorosa e inaccettabile. Lo Stato, che dovrebbe garantire la tutela del patrimonio faunistico nazionale, ha delegato tutto alla Provincia autonoma di Trento, che agisce con logiche politiche e interessi locali, dimenticando l’interesse collettivo.
Enpa chiede non solo che lo Stato riprenda il controllo, ma che le associazioni animaliste, ambientaliste e i rappresentanti dell’interesse pubblico entrino nei tavoli decisionali, da cui oggi sono incredibilmente escluse.
“Siamo noi – dice Enpa – che denunciamo, che facciamo ricorsi ai TAR, che educhiamo alla convivenza. Eppure siamo tenuti fuori da ogni decisione, mentre si continua a legittimare chi vorrebbe risolvere tutto con il piombo.”
La petizione: una chiamata all’Italia civile
Questa non è solo una petizione: è un grido d’allarme. Un appello a tutte le persone che credono nella giustizia, nella convivenza e nella tutela della vita. Ogni firma è un gesto concreto per chiedere:
•Il ritorno della gestione degli orsi e dei grandi carnivori allo Stato;
•L’esclusione definitiva della caccia come strumento di gestione faunistica;
•La presenza obbligatoria delle associazioni nei tavoli di gestione;
•La fine di ogni persecuzione ideologica contro gli orsi e la fauna selvatica.
👉 FIRMA LA PETIZIONE QUI


