Cani torturati e uccisi nella casa degli orrori di Adrano, l’operazione nasce da un esposto Enpa

Nasce da un esposto Enpa alla Procura della Repubblica di Catania il blitz della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Polizia Locale e dell’ASP Veterinaria che ha portato alla luce ad Adrano una drammatica vicenda di maltrattamento e uccisione di animali. L’operazione scattata in un’abitazione del centro cittadino ha visto l’intervento congiunto delle forze dell’ordine: all’interno dell’immobile sono stati rinvenuti i resti di due cani – posti sotto sequestro dall’autorità giudiziaria per gli esami autoptici – mentre un terzo cane è stato tratto in salvo e affidato alle cure veterinarie d’urgenza.

L’attività investigativa e il successivo blitz traggono origine da un dettagliato esposto-denuncia depositato lo scorso 23 agosto presso la Procura della Repubblica di Catania dalla Sezione ENPA di Adrano, guidata dal presidente Salvatore La Rosa. L’atto, corredato da testimonianze di ben 24 residenti e materiale audiovisivo, ha permesso di delineare il quadro indiziario a carico del presunto responsabile, un uomo di 46 anni, nei cui confronti è stato disposto anche un TSO (trattamento sanitario obbligatorio).

La Sezione ENPA di Adrano ringrazia i cittadini che hanno scelto di denunciare dando alla Protezione Animali elementi concreti per la presentazione dell’esposto, nonché le forze dell’ordine e i sanitari intervenuti tempestivamente. Contestualmente, la Sezione ribadisce che l’iniziativa dell’ENPA è stata resa possibile grazie al lavoro dei cittadini sensibili e dei volontari i quali, svolgendo da soli un ruolo faticoso e rischioso, hanno permesso di avviare a soluzione un caso drammatico. Il tentativo del sindaco di Adrano di auto-assegnarsi meriti inesistenti pur di non riconoscere il lavoro centrale di Enpa, del volontariato e dei coraggiosi cittadini del suo Comune, altro non è che un goffo e tardivo intervento. L’Amministrazione, del resto, non brilla certo in iniziative a tutela del benessere degli animali e non può essere di sicuro considerata un esempio da seguire nella gestione del randagismo sul territorio.

ENPA continuerà a seguire il procedimento penale, costituendosi parte civile. Il cane sopravvissuto, attualmente in fase di recupero, sarà al centro di una campagna per l’affido e l’adozione responsabile appena possibile.

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