La statua di Lampo, il cane viaggiatore, è tornata a casa. Dopo quasi un anno dal grave atto vandalico che l’aveva danneggiata, oggi la stazione ferroviaria di Campiglia Marittima ha celebrato il ritorno del suo simbolo con una cerimonia intensa, partecipata e carica di significato.
Il restauro dell’opera, curato da Ferrovie dello Stato Italiane (RFI Spa), è stato l’occasione per ribadire i valori che Lampo ha incarnato in vita: fedeltà, intelligenza, libertà. Valori che oggi, attraverso il progetto promosso dall’Associazione Nazionale DLF (Dopolavoro ferroviario) in collaborazione con Enpa, tornano ad essere motore di impegno concreto.
Un messaggio che unisce
“La collaborazione tra Dopolavoro Ferroviario, Ferrovie dello Stato ed Enoa – afferma Giusy D’Angelo, vicepresidente nazionale Enpa –nasce per lanciare un messaggio chiaro: difendere il ricordo di Lampo significa promuovere una cultura di rispetto, responsabilità e attenzione verso gli animali. Attraverso questa storia vogliamo risvegliare sensibilità, denunciare ogni forma di vandalismo e violenza, e costruire un futuro basato sulla convivenza e sull’empatia.”

Il ritorno di un simbolo
La cerimonia è stata accompagnata dalla musica dell’orchestra Binario 9 & ¾ e dalla presentazione del brano “Lampo”, firmato dal cantautore Pietro Sabatini. Sono intervenuti, tra gli altri, il Presidente DLF Pino Tuscano, Mirna Barlettani (figlia del capostazione Elvio Barlettani, che accolse Lampo nel 1953), la sindaca Alberta Ticciati, i dirigenti RFI Michelangelo Martini e Luca Pasquini, le rappresentanti FS Security Serena Caprioli e Martina Menale, insieme a Giusy D’Angelo, vicepresidente nazionale Enpa.
Nel corso dell’incontro è stata ribadita anche l’iniziativa presentata il 9 settembre scorso al Ministero dell’Istruzione, per portare il messaggio di Lampo tra i banchi di scuola: rispetto per gli animali, attenzione ai pericoli, educazione alla sicurezza in ambito ferroviario.
Lampo, una storia vera che continua a parlare

La storia di Lampo non è un mito da cartolina. È una testimonianza vera, di quelle che mettono d’accordo grandi e piccoli, pendolari e studenti, animalisti e ferrovieri. Arrivato per caso alla stazione di Campiglia nel 1953, Lampo imparò da solo a viaggiare in treno, con precisione sorprendente: conosceva orari e coincidenze, accompagnava la figlia del capostazione a scuola e tornava sempre puntuale, ovviamente in treno.
Quando le Ferrovie tentarono di allontanarlo per sicurezza, lo spedìrono a Napoli e poi a Barletta. Ma lui tornò da solo, attraversando l’Italia. Più di 500 km, sempre sui binari. Divenne un passeggero speciale, un simbolo vivente. Fino a quel 22 luglio 1961, quando un treno merci in manovra lo travolse. Il treno era in ritardo. Lampo non lo considerava “di linea”.
Oggi riposa lì, accanto alla sua stazione. E da lì, attraverso la statua di Andrea Spadini — commissionata nel 1962 grazie a una colletta dei ferrovieri e a una sottoscrizione lanciata dalla rivista americana This Week — continua a insegnare qualcosa.
Un libro per portare Lampo ovunque
Durante l’evento è stata distribuita la nuova edizione del libro di Elvio Barlettani, ora intitolato “Lampo Cane Ferroviere”, ripubblicato da La Bancarella Editrice con la prefazione di Pino Tuscano (presidente del DLF Nazionale) e la postfazione dello storico Stefano Maggi.
Un’opera che Enpa sostiene con convinzione, per portare la storia di Lampo non solo tra i binari, ma ovunque ci sia bisogno di ricordare che anche un cane può diventare un simbolo nazionale. Di fedeltà, sì. Ma anche di libertà, famiglia, e rispetto reciproco.


