Negli anni Cinquanta, sui binari della rete ferroviaria italiana, correva una leggenda con il muso umido e il cuore libero: si chiamava Lampo, ed è stato molto più di un cane. È stato un compagno di viaggio, un simbolo di lealtà e, in fondo, un passeggero speciale amato da ferrovieri, pendolari e bambini di tutta Italia.
La sua storia inizia nel 1953, quando, ancora cucciolo, compare alla stazione di Campiglia Marittima, in Toscana. Non si sa da dove venisse, ma aveva le idee chiare: voleva viaggiare. Il capostazione, Elvio Barlettani, colpito dalla sua intelligenza e simpatia, decide di adottarlo. Ma Lampo non si accontenta di restare fermo: osserva, impara, memorizza orari e destinazioni. In poco tempo, sale e scende dai treni come un passeggero qualunque, scegliendo convogli e orari precisi, senza mai sbagliare. E soprattutto, riuscendo sempre a tornare – ovviamente in treno – a Campiglia Marittima.
Lampo prendeva il treno ogni mattina per accompagnare la figlia del capostazione a scuola a Piombino, poi tornava indietro con il treno del ritorno. Ma le sue avventure andavano ben oltre: lo hanno visto a Firenze, a Roma, perfino a Napoli. Ovunque andasse, tornava sempre a Campiglia, la sua casa.
Le Ferrovie dello Stato, colpite dalla sua popolarità e soprattutto preoccupate per l’incolumità del cane, cercarono di impedirgli di viaggiare, spedendolo a Napoli e poi a Barletta in adozione. Ma Lampo, con determinazione incredibile, trovava sempre la strada di casa: oltre 500 chilometri percorsi da solo per tornare a Campiglia. Incredibilmente scegliendo sempre i treni giusti e le coincidenze per tornare a casa.
Era diventato un simbolo. Non solo per le sue doti straordinarie — riconosceva i treni, evitava i pericoli, rispettava le regole della ferrovia — ma per il messaggio che portava con sé: l’amore non conosce catene, la libertà non esclude la fedeltà.
Lampo è morto il 22 luglio 1961, travolto da un treno merci in manovra proprio nella sua stazione. Un treno che Lampo non considerava perché in ritardo. E’ stato seppellito ai piedi di un’acacia della sua stazione, in un giardinetto tranquillo, proprio là dove era solito attendere il suo padrone durante le lunghe ore del pomeriggio.
Oggi, una statua lo ricorda proprio lì, sui binari della sua casa. La statua fu realizzata dallo scultore Andrea Spadini, i costi furono coperti da una colletta dei ferrovieri e da una sottoscrizione lanciata dalla rivista statunitense “This Week”.
Elvio Barlettani (scomparso nel luglio 2006), ha pubblicato nel 1962 per la casa editrice Garzanti il libro “Lampo, il cane viaggiatore”, successo editoriale ripubblicato in oltre quindici di edizioni fino al 2009. Il libro è stato tradotto in inglese (“Lampo, the Traveling Dog”), francese (“Lampo, chien voyageur”, poi ristampato con il titolo “Le chien qui prenait le train”), tedesco (“Lampo fährt, wohin er will: Abenteuer eines gescheiten Hundes”) e giapponese.
Nel 1967 la storia di Lampo fu romanzata dallo scrittore polacco Roman Pisarski nel racconto “O psie, który jeździł koleją” (“Sul cane che viaggiava in treno”). Il racconto è diventato una lettura obbligatoria nelle classi di terza elementare in Polonia.
Nel 1963 l’Ente Nazionale Protezione Animali pubblicò un segnalibro dedicato alla storia di Lampo; segnalibro che fu distribuito nelle scuole italiane.
La storia di Lampo non è solo una curiosità d’altri tempi: è un invito a guardare gli animali con occhi diversi, a riconoscere in loro non solo compagni, ma esseri capaci di sentimenti, memoria, autonomia.
ENPA, da oltre 150 anni, si impegna per difendere diritti e dignità degli animali. Raccontare Lampo significa trasmettere valori di empatia, rispetto e responsabilità. Significa ricordare che ogni animale, anche il più umile, può insegnarci qualcosa di straordinario.
A settembre 2025, su iniziativa del presidente del Dopolavoro Ferroviario Nazionale, Pino Tuscano, il ricordo di Lampo sarà al centro di una iniziativa che si terrà a Roma in collaborazione con l’Enpa. L’iniziativa rientra nel quadro delle celebrazioni dei cento anni della fondazione del DLF.