“Caccia selvaggia”: l’appello dell’Enpa a Marina Berlusconi contro il DDL 1552

“In qualità di Presidente dell’Ente Nazionale Protezione Animali mi appello direttamente a Lei, Marina Berlusconi, affinché voglia intervenire sulla Sua forza politica per fermare il Disegno di Legge 1552, presentato in Senato dai capigruppo della maggioranza di Governo, che stravolge la legge nazionale sulla tutela della fauna e sulla regolamentazione della caccia – attività odiosa alla stragrande maggioranza degli italiani – per consentire spari ovunque, su più specie, in più luoghi, con più richiami vivi e con il ridimensionamento delle aree protette, solo per citarne alcuni devastanti aspetti”.

Questo l’appello pubblico della presidente dell’Enpa, Carla Rocchi, mentre la discussione del DDL 1552, definito “caccia selvaggia”, prosegue il suo iter molto veloce al Senato, in un Paese dilaniato dalla piaga del bracconaggio, che non risparmia neanche le aree protette, come dimostra il caso dei dieci lupi uccisi nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

“Alcuni anni fa Enpa, assieme ad altre associazioni ambientaliste e animaliste, fu ricevuta da Suo padre, Silvio Berlusconi, di cui è noto a tutti l’impegno a difesa degli animali e dei loro diritti, in Italia come in Europa. Ancor prima vi fu una sua decisione particolarmente importante, quando, in qualità di Presidente del Consiglio, volle adeguare una parte della normativa italiana per sanare la posizione del nostro Paese nei confronti dell’Europa ed evitare ulteriori procedure d’infrazione da parte dell’UE proprio in materia di caccia.

Una situazione molto simile a quella odierna, che purtroppo non vede alcuna analoga volontà politica: non solo siamo già in procedura d’infrazione, ma ne rischiamo altre per violazioni delle direttive europee in materia di fauna selvatica. Saranno i cittadini a pagare, per di più a causa di un’attività ‘ludica’ alla quale sono fortemente e dichiaratamente contrari”.

“Gli articoli del DDL 1552 non parlano di gestione della fauna, di prevenzione dei danni o di tutela degli agricoltori, ma esclusivamente di caccia ‘ricreativa’: tordi, beccacce, tortore selvatiche e molte altre specie uccise per divertimento, nonostante il loro calo numerico sia conclamato dalla scienza e, per di più, abbattute in periodi particolarmente delicati del loro ciclo biologico, per questo tutelati dall’UE, come la migrazione prenunziale e la fase di dipendenza dei piccoli dai genitori. Venendo meno questi ultimi, i nati moriranno anch’essi per inedia”.

L’Ente Nazionale Protezione Animali è sempre disponibile al confronto e al dialogo, nonché a fornire ulteriori elementi in relazione al DDL in esame. I tempi sono stretti: la discussione in Senato procede con ingiustificabile rapidità e la biodiversità – oggi protetta dall’articolo 9 della Costituzione, anche nell’interesse delle future generazioni – è a grave rischio.

Ma ugualmente a rischio sono gli italiani che, oltre a essere esposti alle sanzioni economiche dell’UE, subiscono a causa delle doppiette una limitazione della libertà e un grave problema di sicurezza pubblica: sono 462, tra il 2007 e il 2025, le persone morte a causa della caccia. Per questo, confido nella Sua attenzione e in un Suo intervento.”

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