Non si fermano, nonostante gli appelli, la mobilitazione della società civile e l’attenzione mediatica. Domani alle ore 8 le Commissioni riunite Ambiente e Agricoltura del Senato torneranno a riunirsi per proseguire l’esame del Ddl 1552, ribattezzato “caccia selvaggia”.
Un’accelerazione che l’Ente Nazionale Protezione Animali definisce incomprensibile e gravissima, soprattutto in un momento in cui la fauna selvatica nel nostro Paese è già sotto attacco tra bracconaggio, crisi ambientale e perdita di biodiversità.
“È incredibile che la Destra decida di andare avanti a tutti i costi,” dichiara Annamaria Procacci, responsabile Fauna Selvatica Enpa. “Nonostante gli appelli, le proteste e le prese di posizione di cittadini, associazioni e mondo scientifico, si continua a portare avanti un provvedimento che mette nel mirino la fauna selvatica e indebolisce le tutele esistenti.”
Il Ddl 1552, più volte contestato da Enpa in ogni sede, prevede modifiche profonde alla legge 157/92 sulla tutela della fauna, con un ampliamento delle possibilità di caccia, l’aumento delle specie cacciabili, la riduzione del ruolo della scienza e il ridimensionamento delle aree protette.
“Non si tratta di gestione faunistica né di tutela dell’agricoltura,” prosegue Procacci. “Qui si parla esclusivamente di caccia ricreativa, con il rischio concreto di spari ovunque, per più tempo e su più specie, molte delle quali già in declino.”
L’associazione ricorda di aver lanciato nei giorni scorsi un appello pubblico anche a Marina Berlusconi, chiedendo un intervento per fermare un provvedimento che, oltre a mettere a rischio la biodiversità, espone l’Italia a possibili violazioni delle direttive europee e a nuove procedure d’infrazione.
La preoccupazione è ancora più forte alla luce dei recenti episodi di bracconaggio, come la strage di lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, che dimostrano come il problema oggi sia l’illegalità diffusa e non certo un eccesso di tutela.
“Di fronte a questi fatti servirebbero più controlli, più rigore e sanzioni più severe,” conclude Annamaria Procacci. “Invece si sceglie di abbassare il livello di protezione, andando nella direzione opposta rispetto a quanto chiedono i cittadini e impone la Costituzione, che tutela la biodiversità anche nell’interesse delle future generazioni.”
Enpa rinnova quindi l’appello al Parlamento e a tutte le forze politiche: fermare il Ddl 1552 e aprire un confronto serio, basato su dati scientifici e sulla reale tutela della fauna selvatica.


