Caccia con arco e frecce ai cinghiali, Enpa di Rovereto: “Un provvedimento crudele e pericoloso per animali e cittadini”

L’Enpa di Rovereto esprime la propria più ferma condanna nei confronti del provvedimento approvato dalla Giunta provinciale di Trento che introduce l’utilizzo dell’arco e delle frecce negli interventi di controllo dei cinghiali.

«Siamo di fronte a una scelta che sembra uscita da un film dell’orrore – denuncia l’ENPA –. Non basta uccidere gli animali: li si condanna a una sofferenza ancora maggiore. Parlare di “controllo mirato” è un eufemismo che non nasconde la realtà: se il colpo non è perfettamente letale, il cinghiale può trascinarsi per ore con le viscere trafitte prima di morire dissanguato.»

Secondo quanto riportato dagli organi di informazione, il provvedimento avrebbe anche l’obiettivo di ampliare il numero dei praticanti di questa attività, in un contesto di progressiva diminuzione degli iscritti alle associazioni venatorie. Una motivazione che l’ENPA giudica sconcertante.

La questione, però, non riguarda soltanto il benessere animale. Per l’associazione, infatti, il provvedimento rappresenta anche un serio rischio per la sicurezza pubblica.

«L’arco è un’arma letale ma silenziosa. Chi frequenta i boschi non potrà più nemmeno contare sul rumore degli spari per rendersi conto di trovarsi in un’area pericolosa e allontanarsi. Escursionisti, ciclisti, cercatori di funghi e famiglie con bambini potrebbero trovarsi inconsapevolmente nel raggio d’azione di persone armate.»

L’ENPA ricorda inoltre che gli incidenti legati all’attività venatoria hanno provocato, negli ultimi 17 anni, oltre 450 vittime tra morti e feriti. «Ci chiediamo quali potranno essere le conseguenze quando si utilizzeranno armi silenziose e gli interventi saranno consentiti anche in deroga ai consueti periodi e orari di caccia, proprio quando chi vive o frequenta la montagna ritiene legittimamente di trovarsi in condizioni di sicurezza.»

Particolare preoccupazione viene espressa anche per il ruolo attribuito al Corpo forestale provinciale.

«Abbiamo sempre conosciuto il personale forestale come custode del patrimonio naturale, della fauna e della biodiversità, professionisti che ogni giorno operano con competenza e dedizione nonostante organici ridotti e responsabilità sempre più ampie. Ci chiediamo con quale spirito potranno essere chiamati ad applicare un provvedimento che riteniamo tanto crudele quanto pericoloso.»

L’ENPA rivolge quindi un appello alla Giunta provinciale affinché revochi la decisione.

«Se non per il rispetto dovuto agli animali, almeno per la tutela della sicurezza dei cittadini. La maggioranza della popolazione è contraria alla caccia, tanto più quando viene praticata con modalità così cruente. È difficile immaginare quale immagine del Trentino si voglia offrire ai tanti turisti che scelgono il territorio per passeggiare nei boschi, andare in mountain bike o cercare funghi e che potrebbero invece ritrovarsi esposti al rischio di essere colpiti da una freccia.»

L’associazione rivolge infine un appello al Commissario del Governo, quale autorità provinciale di pubblica sicurezza, affinché valuti attentamente gli effetti del provvedimento e intervenga per evitare che vengano messe a repentaglio l’incolumità e la sicurezza delle persone.

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