Abolire la sperimentazione animale è doveroso. La prestigiosa rivista Nature: “Le alternative etiche sono più affidabili”

La più autorevole rivista scientifica al mondo certifica il fallimento dei test sugli animali e promuove i metodi etici. Un articolo pubblicato da Nature nel numero di ottobre (nella foto), intitolato “Le alternative alla sperimentazione animale sono il futuro, è tempo che riviste scientifiche, finanziatori e scienziati le accolgano”, arriva ad una conclusione storica: il modello animale è scientificamente superato

 

La sperimentazione animale è ormai superata

Per troppo tempo ci è stato detto che i test sugli animali eramno un male necessario, un passaggio indispensabile per la salute umana. Oggi, Nature ribalta questo dogma. Il testo pubblicato riconosce che i modelli animali non sono solo eticamente problematici, ma spesso scientificamente inefficaci. Quante volte farmaci risultati innocui e promettenti sui roditori si sono rivelati tossici o inutili per l’uomo? I dati parlano chiaro: l’affidabilità predittiva è drammaticamente bassa.

Al contrario, la scienza ha fatto passi da gigante. I ricercatori più illuminati non lavorano più sugli organismi interi, ma su sofisticatissimi strumenti di ingegneria cellulare che simulano la biologia umana con una precisione mai vista. Pensiamo agli “organi-su-chip”, micro-dispositivi che replicano la funzionalità di fegato, cuore o polmoni, oppure agli “organoidi”, minuscoli modelli 3D di tessuto umano cresciuti in laboratorio. Sono tutti metodi che non infliggono sofferenza e, soprattutto, offrono risultati in linea con la fisiologia umana. L’articolo di Nature certifica che la vera avanguardia della ricerca è rigorosamente animal-free.

 

L’appello ai poteri forti della ricerca

Il passaggio più incisivo dell’appello è la critica diretta al sistema che ancora oggi alimenta la sperimentazione animale: l’inerzia istituzionale. Gli autori puntano il dito contro le riviste scientifiche che chiedono ancora la validazione animale per prassi, contro i grandi enti che finanziano la ricerca e contro gli stessi scienziati che faticano ad abbandonare vecchie abitudini.

L’appello è un ordine di marcia: è necessario un cambio di paradigma rapido e coraggioso. I finanziamenti pubblici e privati devono essere dirottati massicciamente verso i centri che sviluppano e impiegano le metodologie alternative. Le riviste devono dare spazio e prestigio solo alle ricerche che utilizzano i metodi scientificamente più avanzati ed etici. Il tempo degli alibi è scaduto.

 

L’Italia non resti indietro

Per l’Enpa, questa dichiarazione è una cartina di tornasole che non ammette deroghe. La nostra battaglia non è più solo etica, è scientifica. Il nostro Paese, che pure è all’avanguardia su alcune leggi di tutela, spesso si mostra restio a investire con la necessaria convinzione nella ricerca alternativa.

La via è tracciata: la scienza ha mostrato il futuro, un futuro in cui il progresso non richiede il sacrificio di esseri senzienti. L’Italia ha il dovere morale, e ora anche scientifico, di essere protagonista di questa rivoluzione.

L’articolo integrale è qui

 

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