I dati ufficiali del Ministero della Salute, pubblicati in Gazzetta Ufficiale, confermano una riduzione dell’uso di animali nella sperimentazione in Italia nel quinquennio 2019-2023. Questa tendenza, seppur con alcune eccezioni, mostra che il nostro Paese sta progressivamente orientandosi verso la riduzione. I numeri degli animali sacrificati restano comunque ancora troppo alti ed evidenziano come gravità e finalità delle procedure siano ancora eticamente inaccettabili.
L’analisi dei numeri mostra una diminuzione complessiva del 33% in cinque anni. Se nel 2019 si contavano 548.933 animali utilizzati, nel 2023 il totale è sceso a 367.762.
Ecco il dettaglio anno per anno:
È importante notare che, nonostante l’aumento temporaneo nel 2021, la rotta è stata ripresa con una discesa negli anni successivi, culminata nel dato più basso registrato nel 2023.
Il calo più consistente riguarda i roditori, che rimangono le specie più utilizzate. L’uso di topi e ratti è diminuito, passando da 432.762 a 291.506 individui.
L’utilizzo di cani è sceso da 542 a 518, mentre per i gatti è passato da 154 a 111.
Anche i primati, tra cui i Macachi di Giava, hanno visto una forte riduzione, passando da 302 a 165 individui utilizzati.
Nella ricerca scientifica, per molti anni, il concetto di benessere animale si limitava alla riduzione dello stress, mentre la sofferenza animale non veniva presa in considerazione. I ricercatori britannici Russel e Burch nel 1959 (William M.S. Russell e Rex L. Burch,“The Principles of Humane Experimental Technique”, 1959) hanno cambiato la visione d’insieme definendo il famoso principio delle 3R ancora attualissimo che si fonda su tre azioni fondamentali: Replace, Reduce, Refine cioè sostituzione, riduzione e raffinamento delle tecniche utilizzate per eliminare la sofferenza inutile e il dolore agli animali oggetto degli studi.
Numerosi studi hanno messo in luce come il valore predittivo di questo tipo di ricerca che utilizza modelli animali sia spesso basso, i risultati spesso sono distorti o imprecisi, provocando inutili sofferenze per gli animali per ottenere dati clinicamente irrilevanti e non traslabili all’uomo. Più del 95% dei farmaci dichiarati efficaci e sicuri nei test su modelli animali si è dimostrato fallimentare nonché tossico e pericoloso per l’uomo, questo perché ci sono differenze biologiche, genetiche e fisiopatologiche fondamentali tra le specie animali, uomo compreso.
I dati sugli animali usati in sperimentazione -raccolti secondo le modalità previste dalla Direttiva 2010/63/UE , recepita in Italia con il Decreto Legislativo n. 26/2014 – mettono in luce una situazione ancora drammatica in termini di gravità delle procedure attuate e finalità delle stesse.
Le analisi statistiche dal 2019 al 2023 mostrano un quadro con numeri ancora troppo alti di animali sacrificati ed evidenziano come gravità e finalità delle procedure siano ancora eticamente inaccettabili.
I metodi alternativi esistono e la tecnologia è in continua evoluzione. I principali metodi che stanno dando risultati importanti in termini sperimentali sono:
Organoidi. Strutture tridimensionali minuscole coltivate in laboratorio a partire da cellule staminali umane o animali in grado di riprodurre alcuni funzioni di organi quali fegato, intestino, cervello.
Organi su chip. Piccoli dispositivi che combinano le colture cellulari con le tecnologie di microfluidica per simulare in modo dinamico sia il funzionamento degli organi che il flusso sanguigno o la respirazione.
Simulazioni con modelli computazionali e intelligenze artificiali.
Un’altra nota dolente dell’Italia sono i numeri degli animali utilizzati nell’ambito della formazione e dell’istruzione nonostante esista il divieto regolamentato di espletare procedure didattiche su animali dal 1993. La legge n. 413/93 per l’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale è purtroppo una normativa che viene troppo spesso ignorata o poco promossa a livello universitario e formativo. Ma il diritto all’obiezione di coscienza è previsto non solo per gli studenti universitari, ma anche per medici, ricercatori e personale sanitario che non desiderano prendere parte direttamente ad attività di sperimentazione animale. In particolare l’articolo 4 di tale legge cita il divieto di discriminazione: “Nessuno può subire conseguenze sfavorevoli per essersi rifiutato di praticare o di cooperare all’esecuzione della sperimentazione animale.”
Per poter cambiare davvero la mentalità e la visione del mondo animale sono necessari formazione, coscienza civile, investimenti nelle tecnologie emergenti e soprattutto consapevolezza dell’importanza di una ricerca sull’umano per curare l’uomo.