Una ghiandaia cieca torna a volare: la storia dal Cras Enpa di Genova

È arrivata al Centro Recupero Animali Selvatici dell’Enpa di Genova in condizioni critiche: una grave infezione oculare l’aveva resa, di fatto, cieca. Protagonista della vicenda è una ghiandaia (Garrulus glandarius), specie comune nei boschi liguri ma tutt’altro che semplice da assistere quando si trova in difficoltà.

All’ingresso al Cras, l’animale non riusciva ad aprire gli occhi. La compromissione della vista avrebbe potuto pregiudicare alimentazione e orientamento, mettendone a rischio la sopravvivenza. Eppure, fin dai primi giorni, la ghiandaia ha mostrato una sorprendente capacità di adattamento.

Gli operatori raccontano che, pur non vedendo, reagiva con precisione agli stimoli. Sfiorandole il becco con una pinzetta, riusciva a individuare il cibo. Una volta riconosciuto il contenitore, ha iniziato ad alimentarsi in autonomia. Anche per bere è bastato un accorgimento semplice: farle percepire il rumore dell’acqua, così da guidarla verso la fonte.

Parallelamente sono state avviate le terapie. La risposta è stata rapida: con il regredire dell’infezione, il gonfiore si è ridotto e la ghiandaia ha potuto riaprire gli occhi. Poco dopo ha ricominciato a nutrirsi da sola. E ha ripreso a mostrare insofferenza verso la presenza umana.

Un dettaglio che, per chi lavora nel recupero della fauna selvatica, ha un significato preciso. La diffidenza è un segnale positivo: indica che l’animale sta recuperando le proprie reazioni naturali, indispensabili per il ritorno in libertà.

A poche settimane dal suo arrivo, la ghiandaia è stata liberata. Un esito tutt’altro che scontato, reso possibile dalla tempestività delle cure e dalla resilienza dell’animale.

Storie come questa raccontano cosa accade ogni giorno nei centri di recupero: interventi silenziosi, competenze veterinarie e piccoli gesti pratici che possono fare la differenza tra la vita e la morte per un selvatico in difficoltà.

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