All’udienza del 20 novembre 2025, il Tribunale di Ancona ha condannato un uomo a otto mesi di reclusione, al risarcimento dei danni in favore delle parti civili per 5.000 euro ciascuna e al pagamento delle spese legali. Il procedimento riguardava l’uccisione dei suoi tre cani, setter irlandesi, avvelenati con esche per roditori somministrate in maniera ripetuta e intenzionale, causando una lenta e dolorosa agonia. La vicenda è descritta nella denuncia iniziale e negli atti del processo, dove viene ricostruito l’uso di esche contenenti brodifacoum, sostanza altamente tossica, inserite nei pasti degli animali .
Nel corsi del processo, l’Enpa rappresentata dall’Avv. Claudia Ricci, ha depositato memoria e conclusioni, evidenziando come il quadro dei fatti non possa essere letto come un episodio isolato. La ricostruzione presentata dalla parte civile mette in luce un possibile movente più profondo rispetto alla sola “difficoltà nella gestione dei cani”. Gli atti mostrano infatti come l’imputato fosse già stato condannato per atti persecutori nei confronti della ex compagna e del suo nuovo compagno, elemento che emerge anche nella memoria depositata in udienza .
Per Enpa, il gesto si inserisce nel paradigma della violenza vicaria, una forma di violenza in cui l’animale, come i figli o altri affetti della vittima, viene usato come strumento di controllo, punizione o intimidazione. L’eliminazione dei cani sarebbe quindi un atto punitivo verso l’ex compagna e le figlie, coerente con il precedente comportamento persecutorio dell’imputato.
«Questa sentenza – ha affermato Claudia Ricci, avvocato Enpa –
rappresenta un passaggio importante in un caso che non riguarda solo l’uccisione di tre animali, ma un quadro più ampio di condotte che meritano una lettura completa e attenta. È essenziale che i reati a danno di animali vengano valutati nel loro contesto, perché spesso sono indicatori significativi di un rischio più esteso. È fondamentale che, a fronte di una segnalazione di maltrattamento animale, le autorità ampliino subito lo sguardo alla sfera familiare e sociale del soggetto coinvolto. La correlazione tra violenza sugli animali e violenza sulle persone è ormai un un dato riconosciuto, e ogni indagine dovrebbe tenerne conto».
I segnali di pericolosità sociale emergono spesso da un insieme di condotte che, osservate nel loro insieme, evidenziano una continuità nella violenza. Per questo l’Enpa ribadisce la necessità che, di fronte a segnalazioni di maltrattamento animale, le autorità allarghino subito l’indagine al contesto familiare e sociale, perché la correlazione tra violenza sugli animali e violenza sulla persona è ormai un dato costante in molti procedimenti.
L’Enpa attende ora il deposito delle motivazioni, 90 giorni, che permetteranno di comprendere quali criteri il Giudice abbia ritenuto rilevanti ai fini della condanna e se sia stata accolta l’istanza relativa alla pericolosità sociale dell’imputato.


