In merito alla tragica morte dei tre cacciatori avvenuta il 28 gennaio nei boschi di Montagnareale, sui Nebrodi, in provincia di Messina, l’Enpa commenta: “Si continua a morire di caccia, vittime anche gli stessi cacciatori. È il risultato di scelte politiche miopi che, pur di non scontentare una lobby, ignorano i rischi concreti per la sicurezza pubblica. Quando si parla di perdita di vite umane – prosegue Enpa – il sentimento non può che essere di profonda tristezza. Esprimiamo cordoglio per le vittime e per le loro famiglie. Ma non possiamo limitarci al rammarico: questi episodi dimostrano che l’attuale sistema non garantisce adeguati livelli di sicurezza”.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si sarebbe trattato di un drammatico incidente di caccia: uno dei tre uomini sarebbe stato scambiato per un cinghiale e colpito mortalmente; da lì una reazione a catena che, in pochi istanti, ha portato alla morte di tutte e tre le persone coinvolte. Una dinamica che lascia sgomenti e che riaccende i riflettori sui pericoli connessi all’attività venatoria.
L’associazione sottolinea come il territorio italiano sia profondamente cambiato: urbanizzazione diffusa, riduzione degli spazi naturali, crisi climatica e perdita di biodiversità rendono sempre più problematico l’esercizio della caccia in condizioni di sicurezza. “Si autorizza la caccia con la nebbia, con la neve, in situazioni ambientali critiche. Persino in presenza di stati di calamità naturale l’attività venatoria continua. È una scelta che espone cittadini, escursionisti e gli stessi cacciatori a rischi evidenti”.
Per Enpa, le istituzioni hanno una responsabilità politica nel non aver affrontato con decisione il tema della sicurezza. “L’ostinazione nel difendere a ogni costo l’attività venatoria, senza una reale revisione delle norme e delle condizioni in cui si svolge, rende le amministrazioni quantomeno responsabili di un contesto in cui le vittime aumentano”.
L’associazione richiama inoltre l’attenzione sul disegno di legge 1552 della maggioranza, con primo firmatario il senatore Lucio Malan (FdI), attualmente al centro del dibattito parlamentare, che prevede tra le altre misure l’estensione della caccia anche nelle foreste demaniali. “Prima di ampliare spazi e possibilità – conclude Enpa – è necessario interrogarsi seriamente sulla sicurezza e sulle conseguenze concrete di scelte che, come dimostrano i fatti di questi giorni, possono trasformarsi in tragedie. Serve un ripensamento complessivo delle politiche venatorie, nell’interesse della collettività”.


