L’associazione invita i cittadini a firmare per chiedere alla Provincia autonoma di Trento di ritirare il provvedimento e adottare metodi scientifici, incruenti ed efficaci per la gestione della fauna selvatica.
L’Ente Nazionale Protezione Animali ha lanciato una petizione rivolta alla Provincia autonoma di Trento per chiedere l’immediato ritiro del provvedimento che autorizza, in via sperimentale, l’uccisione dei cinghiali mediante arco e frecce.
Secondo Enpa, la decisione rappresenta un gravissimo passo indietro sul piano etico, scientifico e della sicurezza pubblica, introducendo una modalità di uccisione che espone gli animali a sofferenze estreme e che può aumentare i rischi anche per le persone che frequentano boschi e aree naturali.
La petizione denuncia come le probabilità di infliggere un unico colpo immediatamente mortale siano ridotte, con il concreto rischio che gli animali, gravemente feriti, si trascinino per ore prima di morire dissanguati.
«Siamo di fronte a una scelta crudele e profondamente sbagliata», dichiara Giusy D’Angelo, presidente nazionale ENPA. «Non possiamo accettare che nel 2026 si torni a forme di uccisione che aumentano la sofferenza degli animali. Le istituzioni dovrebbero investire nella prevenzione, nella ricerca e nei metodi scientifici di gestione della fauna selvatica, non riesumare pratiche che appartengono al passato e che nulla hanno a che vedere con una moderna tutela dell’ambiente.»
Per ENPA, inoltre, il ricorso all’arco e alle frecce non risolve il problema della gestione dei cinghiali.
«La narrazione secondo cui uccidere sempre di più significherebbe contenere le popolazioni di cinghiali è stata ormai smentita dai fatti», prosegue D’Angelo. «Dopo oltre vent’anni di abbattimenti continui, la situazione non è migliorata. Continuare a percorrere la stessa strada, aggravandola con metodi ancora più crudeli, significa ignorare le evidenze scientifiche e perpetuare un modello che ha già dimostrato il proprio fallimento.»
L’associazione richiama anche l’attenzione sui rischi per la sicurezza.
«Un animale ferito da una freccia può fuggire per lunghe distanze, soffrire per ore e, se si sente minacciato, reagire per autodifesa. A questo si aggiunge il fatto che l’arco è un’arma silenziosa, rendendo ancora più difficile per escursionisti, ciclisti e famiglie percepire la presenza di attività di uccisione nelle aree naturali.»
Con la petizione, Enpa chiede alla Provincia autonoma di Trento di fermare immediatamente questa sperimentazione e di adottare strategie realmente efficaci, fondate sulle conoscenze scientifiche e su metodi incruenti di prevenzione e gestione della fauna selvatica, senza delegare ancora una volta il controllo degli animali al mondo venatorio, che presenta un evidente conflitto di interessi.
«Invitiamo tutti i cittadini a firmare la petizione», conclude D’Angelo. «Difendere gli animali significa difendere anche un’idea diversa di società, nella quale la convivenza con la fauna selvatica si costruisce attraverso la conoscenza, la responsabilità e il rispetto, non attraverso la crudeltà.»


