Abbattimento dei cinghiali a Torino Mirafiori: Annamaria Procacci al Corriere.it: “Lo sterminio non funziona”

A Torino Mirafiori parte il piano per contenere l’invasione di cinghiali. La Città Metropolitana ha deciso di procedere con abbattimenti mirati nelle ore serali e notturne, affidati a guardie selezionate, per garantire la sicurezza dei residenti. Intervistata da Nicolò Fagone La Zita per Corriere.it , Annamaria Procacci dell’Ente Nazionale Protezione Animali ha spiegato perché questa scelta è una strategia controproducente.

«Lo sterminio non funziona – spiega Annamaria Procacci –. La scienza ha dimostrato che una forte pressione venatoria porta a una maggiore capacità riproduttiva da parte degli animali. Così i problemi non si risolvono, ma si ripresentano puntualmente».

Le alternative alla “guerra ai cinghiali”

Negli ultimi mesi la stessa Città Metropolitana, in collaborazione con il Comune di Nichelino, aveva avviato un piano alternativo, basato su interventi non cruenti:

Pulizia del sottobosco e delle aree picnic per ridurre le fonti di cibo accessibili.

Sensibilizzazione dei cittadini contro gli “inviti involontari”, come i rifiuti lasciati a terra.

Cassonetti anti-intrusione, studiati per impedire l’accesso ai rifiuti organici.

Barriere metalliche rinforzate lungo il Sangone, pensate per limitare il passaggio degli ungulati.

Cannoncini a salve, usati per dissuadere gli animali senza recare danno.

L’Enpa, attraverso la voce di Annamaria Procacci, insiste su un’altra strada, già percorsa in vari Paesi europei: il Gonacon, un vaccino anticoncezionale che riduce la fertilità degli animali selvatici. «È solo un esempio – sottolinea – ma esistono diversi metodi per contenere le popolazioni senza ricorrere alle armi. Sono soluzioni meno invasive, sostenibili e a basso costo».

“Una spirale di morte”

Per Enpa, l’abbattimento rischia di produrre effetti opposti a quelli sperati. La struttura sociale dei cinghiali, infatti, è di tipo matriarcale: eliminare la femmina guida provoca la dispersione dei giovani, che finiscono per causare danni maggiori all’agricoltura e all’ambiente. Inoltre, sotto stress, le femmine aumentano l’ovulazione. Un paradosso, evidenzia Procacci, se si considera che i lupi, predatori naturali dei cinghiali, sono a loro volta sotto pressione per i piani di abbattimento. «Si eliminano i predatori e poi le prede – conclude – in una spirale di morte che non porta a nessun equilibrio».

Una sfida culturale

Secondo l’Ente Nazionale Protezione Animali la gestione della fauna selvatica non è solo una questione tecnica, ma un banco di prova culturale: «I fucili sono la dimostrazione del fallimento delle politiche di convivenza – afferma Procacci –. La maggior parte dell’opinione pubblica è contraria a queste pratiche, che infatti vengono spesso comunicate solo a decisioni già prese».

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