In diverse zone del territorio comunale di Terni è in atto una vera e propria campagna di abbattimento dei cinghiali, che sta suscitando indignazione e proteste da parte della cittadinanza e delle associazioni animaliste. A denunciarlo è la sezione dell’Enpa di Terni, che in queste ore ha ricevuto decine di segnalazioni e telefonate di protesta da parte di cittadini “sgomenti per ciò che sta accadendo nella loro città”.
Secondo quanto riferito dall’Enpa di Terni, vengono installate trappole a gabbia per catturare gli animali, che una volta rinchiusi vengono abbattuti direttamente sul posto. Tra le vittime – afferma l’associazione – anche madri con i propri cuccioli, uccisi senza alcuna distinzione, senza via di fuga e senza pietà.
“Si parla di emergenza e di necessità – dichiara Enpa di Terni – ma l’emergenza è stata creata dall’uomo. Gli animali non hanno colpa. Vorremmo sapere quante persone siano realmente finite in ospedale a causa di aggressioni da parte dei cinghiali. Esiste un pericolo concreto o è solo un pretesto per giustificare questa strage?”
Il dubbio: emergenza reale o soluzione comoda?
L’associazione invita a riflettere sulla reale entità del problema, sollevando dubbi sull’opportunità e sulla proporzionalità delle misure adottate. In particolare, viene contestato il carattere sistematico e indiscriminato degli abbattimenti, che avverrebbero senza distinzione tra animali adulti e piccoli, senza alternative e in assenza di un piano strutturato basato su prevenzione e convivenza.
“Se davvero esiste un problema di sovrannumero o di convivenza con l’uomo – scrive Enpa– allora perché scegliere il modo più barbaro e crudele di affrontarlo?”.
“Scempio legalizzato”: la denuncia pubblica
L’Ente Nazionale Protezione Animali definisce quanto sta avvenendo a Terni uno scempio legalizzato, reso possibile da autorizzazioni istituzionali che, di fatto, legittimano uccisioni sistematiche in nome della gestione faunistica. Un metodo che, secondo l’associazione, ignora il rispetto per la vita animale e scarica sulle specie selvatiche responsabilità esclusivamente umane.
“Non possiamo impedire questa mattanza, ma possiamo farla conoscere. Speriamo che le urla silenziose di queste vittime innocenti restino nella coscienza di chi ordina e di chi esegue simili atti”.
Una gestione alternativa è possibile
ENPA ribadisce la necessità di strategie non cruente per la gestione della fauna selvatica: monitoraggi reali del territorio, misure di dissuasione, sterilizzazione selettiva, controllo dei rifiuti urbani e campagne educative.
“È ora che si inizi a parlare di convivenza e non di sterminio – conclude l’associazione – perché il problema non sono gli animali, ma la nostra incapacità di gestire in modo civile il rapporto con la natura.”


