L’Ente Nazionale Protezione Animali esprime profonda indignazione e rinnova la propria vicinanza al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise per il gravissimo episodio di bracconaggio che ha portato all’uccisione di almeno 18 lupi, 3 volpi e una poiana, con il timore che il numero reale delle vittime sia ancora più alto a causa dell’uso di veleno.
“Bene la condanna espressa da ISPRA – dichiara Enpa – ma ora servono atti concreti e immediati: a partire dallo stop alle quote di lupi abbattibili”.
Quanto accaduto in Abruzzo rappresenta un attacco gravissimo a uno dei simboli della biodiversità italiana e colpisce al cuore un’area protetta di valore unico, che ospita anche specie rarissime come l’orso bruno marsicano, già a rischio con poche decine di esemplari.
“I numeri parlano chiaro: a fronte di una quota autorizzata di 9 lupi, ne sono stati uccisi illegalmente 18, il doppio. Questo dimostra che il problema non è la presenza dei lupi, ma l’illegalità diffusa. Continuare a prevedere abbattimenti legali rischia di alimentare un clima di tolleranza verso il bracconaggio”.
Per questo ENPA chiede:
- la cancellazione del declassamento e della quota nazionale dei lupi potenzialmente abbattibili (fino a 160 esemplari);
- il rafforzamento immediato dei controlli sul territorio, in particolare nelle aree protette;
- sanzioni molto più severe contro il bracconaggio, oggi del tutto inadeguate;
- più risorse e strumenti per i parchi nazionali.
L’associazione lancia inoltre un appello a tutte le forza politiche affinché venga fermata la distruzione della legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna con il Ddl 1552 “caccia selvaggia” e si prosegua invece lungo la strada della scienza e della tutela della biodiversità.
“La risposta a questa strage – conclude Enpa – non può essere abbassare il livello di protezione, ma rafforzarlo. Subito”.


