Sicilia. Stravolgimento della legge regionale sulla caccia, l’Enpa ai deputati: “no a caccia selvaggia”, l’Isola già massacrata da bracconaggio e pressione venatoria

«Esprimiamo la più viva preoccupazione per il provvedimento di legge in materia di fauna selvatica che è stato varato dalla Commissione Affari Produttivi dell'Assemblea Regionale Siciliana e che, secondo quanto è stato annunciato, sarà presto all'esame dell'Aula. Chiediamo a tutti i gruppi politici di non modificare in senso peggiorativo la normativa attuale, perché questo sarebbe inaccettabile sotto ogni aspetto, sia dal punto di vista conservazionistico, sia sotto il profilo del rispetto delle normative nazionali ed europee». Così l'Ente Nazionale Protezione Animali con la consigliera nazionale, Annamaria Procacci che, alla vigilia della discussione del provvedimento in sede plenaria, sottolinea come ciò avvenga in una regione massacrata dal bracconaggio e dalla pressione venatoria.

«Le anticipazioni fornite dagli stessi componenti della terza commissione sono inquietanti – prosegue Procacci – in quanto, con il ricorso alle deroghe, al prolungamento della stagione di caccia, alla creazione di un unico Ambito Territoriale, agli spari nelle aree demaniali determinerebbero uno stravolgimento della legge regionale numero 33/97. Ed è stato sottolineato che per la stesura del testo sono state audite le associazioni venatorie. Ma, com'è noto, la fauna non è monopolio delle “doppiette”; è, invece, patrimonio indisponibile dello stato, che, come recita l'articolo 1 della legge quadro 157/92 (“Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”), la tutela nell'interesse della comunità nazionale e internazionale».

Su questo, tra l'altro, è bene ricordare che ripetute sentenze della Corte Costituzionale e dei Tar hanno inequivocabilmente affermato che tutte le Regioni, comprese quelle a Statuto Speciale, debbono rispettare i limiti posti dalla normativa nazionale in materia di caccia.

«Ricordiamo a tutti gli esponenti politici che l'Italia, e con essa la Sicilia – aggiunge Andrea Brutti, dell'Ufficio Fauna Selvatica di Enpa – sono ancora una volta nel mirino dell'Unione Europa per l'insostenibilità dell'esercizio venatorio causato proprio dall'atteggiamento delle Regioni che violano il diritto comunitario. Lo scorso anno è stata adottata una procedura Pilot a questo proposito: come è noto, essa rappresenta l'anticamera di una procedura d'infrazione, il cui iter prevede pesanti sanzioni a carico dei cittadini. Gli amministratori siciliani, oltre a quella del danno ambientale, vogliono assumersi anche questa responsabilità?»

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