Seveso, 50 anni dopo: Enpa Monza ricorda le oltre 80mila vittime animali del disastro Icmesa

Il 10 luglio 1976 una nube di diossina sprigionata dalla fabbrica di Meda devastò il territorio della Brianza. Una tragedia che colpì duramente anche il mondo animale. Venerdì la commemorazione ufficiale al Bosco delle Querce, con la partecipazione di una delegazione Enpa.

Cinquant’anni fa, il 10 luglio 1976, un guasto in un reattore della fabbrica chimica ICMESA di Meda provocò la fuoriuscita di una nube contenente TCDD, una delle forme più tossiche di diossina conosciute. La contaminazione investì i territori di Meda, Seveso, Cesano Maderno e Desio, in quello che resta tra gli incidenti industriali più gravi della storia europea, con conseguenze pesantissime per la salute della popolazione e per l’ambiente.

Una tragedia che colpì anche gli animali

Tra le conseguenze meno raccontate di quel disastro c’è la sorte di oltre 80mila animali che persero la vita a causa della contaminazione: cani, gatti e pesci nelle case, galline, conigli e bovini negli allevamenti, numerose specie selvatiche, in particolare uccelli. Molti morirono per gli effetti diretti della diossina, altri furono uccisi nei mesi successivi per impedire che la sostanza entrasse nella catena alimentare, altri ancora furono utilizzati per gli studi avviati allora per comprendere gli effetti della contaminazione sugli organismi viventi. I corpi degli animali, insieme ai materiali e ai detriti contaminati, furono sepolti in due vasche impermeabilizzate nell’area che oggi è diventata il Bosco delle Querce.

 

Venerdì la cerimonia ufficiale: presente anche Enpa

Sarà proprio il Bosco delle Querce, nato dalla bonifica della cosiddetta Zona A, ad ospitare venerdì 10 luglio le commemorazioni ufficiali per il cinquantesimo anniversario del disastro. Alla cerimonia parteciperanno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali. Enpa sarà presente con una delegazione della sezione di Monza e Brianza, guidata dal presidente Giorgio Riva: un modo per non disperdere la memoria di quelle vittime spesso dimenticate nelle ricostruzioni storiche del disastro, e per ricordare che la tutela della vita non riguarda mai una sola specie.

 

Un’eredità normativa e una domanda ancora aperta

Dal disastro di Seveso nacque la Direttiva europea che porta lo stesso nome, oggi alla base dei controlli sugli impianti industriali a rischio per prevenire incidenti capaci di minacciare la salute umana, gli ecosistemi e gli animali. A distanza di cinquant’anni, però, il territorio resta al centro di scelte ambientali delicate: il progetto dell’autostrada Pedemontana, che interesserà una porzione del Bosco delle Querce, ha riacceso il confronto tra chi denuncia il rischio di perdere aree verdi simboliche e chi sottolinea le opere di mitigazione previste. Un dibattito che riporta al centro la stessa domanda di sempre: come si conciliano le esigenze infrastrutturali con la tutela della memoria storica e ambientale di un luogo nato dalla bonifica di una contaminazione.

 

Gli animali, le vittime silenziose di ogni disastro

La vicenda di Seveso ricorda una verità che si ripete ogni volta che accade una catastrofe, ambientale o naturale: ad esserne colpiti, insieme alle persone, sono sempre anche gli animali, domestici e selvatici. Una conseguenza spesso relegata in secondo piano nelle cronache, ma che Enpa considera parte integrante della memoria di ogni tragedia, perché la tutela della vita non si misura per specie.

 

L’approfondimento della sezione ENPA Monza e Brianza

Per chi vuole ripercorrere in modo più approfondito la storia del disastro, con numerose fotografie storiche dell’epoca, la sezione Enpa di Monza e Brianza ha pubblicato sul proprio sito un articolo dedicato, disponibile su www.enpamonza.it.

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