Negli ultimi giorni Enpa è stato oggetto di post social privi di fondamento, contenenti informazioni false, devianti e diffamatorie, in merito a un sequestro di cani effettuato non da Enpa (che non può, di suo, sequestrare nulla) ma dalle forze dell’ordine e dalla magistratura. Anche tali istituzioni sono stati destinatari di post e commenti inaccettabili. Gli attacchi al nostro ente arrivano da pagine Facebook anonime, verosimilmente riconducibili a soggetti ostili alle attività di tutela animale portate avanti dall’associazione come ad esempio allevatori senza scrupoli, cacciatori, bracconieri (alcuni, tra l’altro, già noti alle cronache giudiziarie).
Contro questi anonimi leoni da tastiera, ma anche contro chi, pur non anonimo, condivide tali contenuti diffamatori nei confronti di Enpa, l’ente ha deciso la linea dura. L’ufficio legale del nostro Ente ha avuto mandato di agire in ogni sede contro queste persone, anche contro soci e ex soci che, per rancori personali, diffondono tali vergognosi messaggi. Solo per fare un esempio, in una di queste pubblicazioni si afferma che Enpa chiederebbe 600 euro per l’affidamento di animali sequestrati. Tutto questo è ovviamente falso e lede l’immagine e il buon nome del nostro ente e delle Istituzioni. Tali contenuti travalicano ogni limite, a cominciare da quello della critica legittima.
Ai nostri sostenitori chiediamo sempre di verificare le informazioni: i social network, usati in questo modo, sono fonte di menzogne e diffamazioni nonché di informazioni devianti e pericolose. Chi è convinto di farla franca e di esternare il propio odio nei confronti dell’Enpa nascondendosi vigliaccamente dietro l’anonimato deve aspettarsi la nostra reazione decisa, ferma e convinta nelle sedi opportune: nei tribunali e davanti ai giudici, non sui social network.


