Se l’orrore non è reato ma “mera macellazione”. Assolto l’uomo che nel 2015 organizzò l’uccisione pubblica di un maiale

L’“artista” Maurizio Orrico è stato assolto in appello dall’accusa di uccisione di animali. La Corte d’Appello di Catanzaro ha ribaltato la decisione del Tribunale di Cosenza e ha assolto l’uomo perché il fatto non sussiste. Per i giudici «non fu eseguita alcuna uccisione di animale, bensì una mera macellazione di un animale destinato al consumo ed alla trasformazione». Orrico era stato denunciato dall’Enpa

Cominciamo con i fatti.

Nel dicembre 2015, Maurizio Orrico, in qualità di coordinatore artistico dei BoCs Art di Cosenza, aveva organizzato una manifestazione pubblica (peraltro patrocinata dal Comune) nel corso della quale fu realizzata l’esecuzione pubblica di un maiale con il pretesto “culturale” di “raccontare la tradizione calabrese”. Fece uccidere pubblicamente il maiale da due persone da lui incaricate ma sempre rimaste ignote.
Contro il povero animale fu prima esploso un colpo di pistola e subito dopo il maiale fu sgozzato. Una scena macabra, tutto in pubblico, per giunta ripresa in video. Il macabro filmato fece il giro del web provocando condanna e ribrezzo.
L’Ente Nazionale Protezione Animali denunciò tutto alla Procura della Repubblica tramite l’avvocato Claudia Ricci.

Proseguiamo con la verità giudiziaria.

Dopo la prima iscrizione dell’uomo nel registro degli indagati, venne successivamente chiesta l’archiviazione. Enpa si oppose richiedendo indagini approfondite. Arrivò una seconda richiesta di archiviazione da parte della Procura della Repubblica e ci fu una nuova opposizione dell’Enpa. Il Gip, in sede di udienza, diede ragione alla Protezione Animali rinviando a giudizio l’artista con l’accusa di uccisione di animali e di macellazione abusiva in concorso. Orrico venne condannato dal Tribunale di Cosenza alla pena di tre mesi e al pagamento delle spese processuali.
La Corte di Appello di Catanzaro, ora, ha completamente riformato la decisione stabilendo che non fu eseguita alcuna uccisione di animale, bensì una mera macellazione di un animale destinato al consumo ed alla trasformazione.
Questi la verità giudiziaria, questa la sentenza, che rispettiamo, ferma restando la nostra facoltà di impugnarla.

Fin qui i fatti.

Per il resto, pensare che la tradizione dei contadini calabresi possa essere artisticamente rappresentata nel Duemila prendendo un povero maiale, mettendolo in pubblica piazza, sparandogli un colpo in testa per poi sgozzarlo davanti a tutti, e filmando tutto, per noi resta un atto di barbarie, una declinazione dell’orrore. Una roba crudele e feticista. Feticismo detto nell’accezione antropologica, cioè un rituale religioso o magico.

La vera arte è reinterpretazione di un fatto, lettura critica, rielaborazione, originalità. La mera rappresentazione plastica di un fatto non è arte. Nella migliore delle ipotesi è esecuzione, riproposizione. È come se una pur nobilissima cover band dei Beatles replicasse fedelmente ogni loro pezzo pretendendo di essere originale e artistica. No, è rappresentazione tecnica. Del resto esistono migliaia di eccellenti pittori che replicano alla perfezione la Gioconda. E’ arte? No, è tecnica, è bravura.

Riferendoci infine alle tradizioni, è tradizione cancellare certe tradizioni. È, questa, la tradizione madre per il genere umano ed è collegata a una facoltà che l’uomo ha, o dovrebbe avere, o dovrebbe dimostrare di avere: evolversi.

Noi ricordiamo il povero maiale ammazzato in pubblica piazza per un gesto “artistico” che pure per la Corte d’Appello di Catanzaro non è tale. Se ne faccia una ragione Orrico. È stata invece una “mera macellazione”. Quindi non artisti ma macellai. Sia registrato nel curriculum.

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