Roma e i suoi gatti: diritti, volontariato e nuove sfide nella Giornata Nazionale del Gatto

Il 17 febbraio, in occasione della Giornata Nazionale del Gatto, la Città metropolitana di Roma Capitale, insieme all’Assessorato all’Ambiente di Roma Capitale, a ENPA, LNDC e alla Garante per la tutela e il benessere degli animali, ha organizzato per il secondo anno consecutivo una grande giornata pubblica dedicata ai felini.

Gli spazi dell’Atlantico Live hanno ospitato un evento che è stato insieme festa e confronto. Festa, perché Roma ha con i suoi gatti un legame unico, storico e identitario. Confronto, perché dietro le colonie feline c’è una realtà complessa fatta di volontari, tutor di colonia, medici veterinari, forze dell’ordine e istituzioni.

Non solo celebrazione, quindi. Ma un momento concreto per parlare di tutela, salute, regolamentazione e, soprattutto, cultura della convivenza responsabile.

“Colonizziamo”: il tour che ascolta i territori

La giornata è stata anche una tappa live di “Colonizziamo”, il format itinerante che porta il confronto nei municipi di Roma e presto nel territorio metropolitano.

Come spiegato durante l’incontro, “Colonizziamo” nasce dall’ascolto. Prima si incontrano le colonie, si ascoltano i volontari, si raccolgono criticità e buone pratiche. Poi si apre il dialogo pubblico con cittadini e istituzioni. Non poteva mancare, quindi, una tappa proprio nel giorno dedicato ai gatti.

Il messaggio è chiaro: non si può parlare di randagismo felino senza partire da chi ogni giorno, spesso all’alba o di notte, è sul campo.

Tra istituzioni e scienza: il tema della salute felina

Il pomeriggio ha visto due momenti centrali di dibattito.

Il primo, istituzionale, dedicato alle politiche di tutela e benessere animale a Roma, con rappresentanti dell’amministrazione capitolina, della ASL e della Polizia Locale.

Il secondo, intitolato “Tra scienza e passione”, ha affrontato un tema molto sentito: la FIP (Peritonite infettiva felina). Veterinari, farmacisti ed esperti, tra cui Roberto Nardini dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana, insieme ai rappresentanti delle associazioni, hanno discusso dei progressi nelle cure e della definizione di protocolli essenziali alla luce delle nuove prospettive terapeutiche.

Un segnale importante: la salute dei gatti non è più lasciata alla sola buona volontà, ma entra in un percorso strutturato di confronto scientifico e istituzionale.

Ilaria Riccitelli: “La prima criticità è la formazione”

Ilaria Riccitelli, presidente Enpa di Roma, ha messo al centro un punto molto concreto: la formazione.

“Ci sono tantissime persone che hanno voglia di aiutare. Partono con entusiasmo, ma poi l’entusiasmo si spegne. Il volontariato è duro.”

Il randagismo felino a Roma, nonostante la Capitale sia un eccellenza su tanti fronti, resta una criticità importante. Non basta amare i gatti. Servono competenze precise, soprattutto nella cattura per la sterilizzazione.

Catturare un gatto di colonia non è un gesto improvvisato. Richiede tecnica, pazienza, conoscenza del comportamento felino. Un errore può compromettere settimane di lavoro: il gatto osserva, memorizza, si allerta. Un approccio superficiale può rendere quasi impossibile una cattura successiva.

Per questo le volontarie più esperte, racconta Riccitelli, sono spesso caute nell’aprire a nuovi ingressi. Non per chiusura, ma per tutela del lavoro fatto.

La richiesta è chiara: corsi di formazione strutturati per tutor di colonia, magari organizzati dal Comune con il contributo delle volontarie esperte. Non basta il cuore. Serve preparazione.

Carla Rocchi: un’Italia divisa in due

Carla Rocchi, presidente nazionale Enpa, ha allargato lo sguardo.

“L’Italia è divisa in due. Fino a un certo punto gli animali vengono trattati come le leggi prevedono. Più si scende, meno.”

Un’affermazione netta. Secondo Rocchi, il Paese vive una frattura storica nella tutela animale: aree dove le norme sono applicate e altre dove si è rimasti indietro di decenni.

Roma, però, rappresenta un’eccezione positiva.

“Quello che succede a Roma per gli animali è difficile riscontrarlo in altre città.”

Non è sempre stato così. Rocchi ricorda un tempo in cui per dare da mangiare ai gatti si usciva di notte per evitare insulti e aggressioni. Le “gattare” erano viste con sospetto. Oggi la situazione è cambiata.

Cosa ha fatto la differenza? Due elementi: leggi e amministrazione attenta.

La modifica dell’articolo 9 della Costituzione, che ha inserito la tutela degli animali tra i principi fondamentali, ha segnato un passaggio storico. Quando un tema entra nella Carta costituzionale, non è più marginale.

Non più “gattari di serie B”

Un passaggio chiave dell’intervento di Rocchi riguarda la dignità del volontariato.

“Serve la consapevolezza di non essere cittadini di serie B.”

I volontari oggi, sostiene, sono diventati “di serie A”. Non clandestini, non figure folkloristiche. Ma interlocutori riconosciuti dalle istituzioni.

Il clima raccontato durante l’evento lo dimostra: associazioni che collaborano, stampa presente, amministrazione coinvolta. Non una riunione tra pochi, ma un momento pubblico e condiviso.

La proposta concreta: più sterilizzazioni, più rete

Se c’è un nodo centrale, è quello delle sterilizzazioni.

Secondo Rocchi, il vero salto di qualità può arrivare da un rafforzamento dei rapporti tra amministrazione, facoltà di veterinaria e ordini professionali.

L’esempio citato è l’esperienza di Perugia, dove un accordo con la facoltà di veterinaria ha reso le sterilizzazioni parte ordinaria dell’attività formativa. Un modello replicabile anche a Roma.

L’idea è semplice e pragmatica:

•convenzioni con la facoltà di veterinaria,

•accordi con l’ordine dei veterinari,

•coinvolgimento dei liberi professionisti.

Anche un solo intervento al mese per ogni ambulatorio farebbe la differenza. E creerebbe un circuito virtuoso: chi entra in uno studio per una sterilizzazione potrebbe tornarci per altre cure.

Per le colonie feline significherebbe una cosa fondamentale: serenità. Meno emergenze, meno rincorse, più programmazione.

Una città che cambia

Il messaggio finale emerso dalla giornata è chiaro: Roma ha costruito una base solida. Ma ora deve consolidarla.

Formazione, rete istituzionale, coinvolgimento dei professionisti, continuità nelle politiche pubbliche. Sono questi i passi necessari per affrontare il randagismo felino in modo strutturale.

La differenza, come hanno ricordato le voci di ENPA, non la fanno solo i fondi o le leggi. La fa una cultura condivisa.

Quando i volontari non si sentono più soli.

Quando le istituzioni ascoltano.

Quando i gatti di colonia vengono riconosciuti come parte della città.

Il 17 febbraio non è stato solo un giorno di festa. È stato un punto di verifica. E, forse, l’inizio di un nuovo passo avanti.

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