Regione Lazio stanzia 600mila euro per uccidere animali “rinselvatichiti”. Enpa: “Violazione della legge e della coscienza civile”

Mucche, maiali, cavalli, capre — ma anche, potenzialmente, cani vaganti. Animali domestici sfuggiti al controllo umano, abbandonati o nati liberi dopo generazioni di incuria e allevamenti fuori controllo. La Regione Lazio li definisce “rinselvatichiti” e ha stanziato 600.000 euro per finanziarne la cattura e, in molti casi, l’uccisione, con la motivazione di “contenere i danni all’agricoltura, tutelare la biodiversità e ridurre i rischi sanitari”.

Un bando, pubblicato in questi giorni, prevede che questi fondi vengano distribuiti ai Comuni per “interventi di contenimento”. Ma il contenimento, nella prassi, significa uccisione. Così, animali che vivono liberi solo perché nessuno ha voluto o saputo prendersene cura, diventano bersagli da colpire e eliminare — e in parte per mano dei cacciatori.

Enpa di Roma: “Soldi pubblici per uccidere animali? Inaccettabile”

A condannare senza mezzi termini la misura è l’Enpa di Roma, che parla apertamente di “scelta immorale e illegittima”:

“Anziché regalare 600.000 euro a chi ucciderà gli animali rinselvatichiti – che non si sa in base a quali dati scientifici sembrerebbero distruggere la biodiversità ed essere pericolosi – i vertici della Regione pensassero al recupero della fauna selvatica ferita, che spetta per legge proprio alla Regione”, dichiara l’associazione.

Enpa sottolinea come da anni la gestione degli animali selvatici feriti sia completamente scaricata su cittadini e volontari, che si ritrovano da soli a soccorrere specie spesso anche potenzialmente pericolose come volpi, istrici, rapaci o aironi feriti.

“Non si tratta solo di una questione etica, ma di legalità. Il bando della Regione Lazio si pone in contrasto con la legge nazionale 157/1992 e con l’articolo 9 della Costituzione, che tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. Gli animali domestici rinselvatichiti non sono ‘colpevoli’ di nulla: sono vittime di abbandoni, allevamenti incontrollati e incuria istituzionale”.

Anche il Parlamento interviene: “Una misura gravissima”

La notizia ha sollevato reazioni anche a livello parlamentare. Le deputate Patrizia Prestipino ed Eleonora Evi (PD) hanno annunciato la presentazione di una interrogazione al governo.

“Apprendiamo che la Regione Lazio stanzia 600.000 euro destinati ai Comuni per ‘interventi di contenimento’ sugli animali domestici rinselvatichiti: cavalli, capre, maiali, mucche, e potrebbero essere a rischio anche cani vaganti”, scrivono in una nota congiunta. “È una scelta non solo immorale, ma illegittima, in contrasto con la normativa nazionale e con la Costituzione”.

Prestipino, che è anche Garante degli Animali di Roma Capitale, aggiunge:

“Mentre su richiesta di associazioni e cittadini stiamo cercando di attivare un servizio di recupero della fauna selvatica a Roma, la Regione fa l’opposto: premia chi li uccide. È vergognoso e inaccettabile. Serve un chiarimento immediato.”

ENPA, insieme a molte altre sigle del mondo animalista e ambientalista, chiede l’immediata sospensione del bando e l’avvio di un confronto serio sulle politiche di convivenza tra cittadini, agricoltura e animali in libertà.

“Chi oggi è pronto a impugnare un fucile contro una mucca o un maiale lasciato a se stesso — domani potrebbe trovarsi legittimato a fare lo stesso con un cane randagio. Serve un cambio di paradigma, non un’altra mattanza”, conclude Enpa.

immagine di repertorio

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