L’Ente Nazionale Protezione Animali contesta l’erogazione del fondo di 600.000 euro, stanziato dalla Regione Lazio su indicazione dell’assessore Giancarlo Righini (Fratelli d’Italia), finalizzato all’abbattimento animali domestici “inselvatichiti” costituita da bovini ed equini. Ad eseguire le operazioni, ovviamente, anche i cacciatori.
“Un orrendo provvedimento, in cui non c’è neppure spazio a una scelta cruelty free (santuari, fattorie didattiche, ecc.) e neppure un accenno alla prevenzione, ma non c’è da aspettarsi nulla da chi sostiene il mondo venatorio e le politiche degli abbattimenti. Ma non è tutto.
Anziché “regalare” 600.000 a chi ucciderà gli animali inselvatichiti – che non si sa in base a quali dati scientifici sembrerebbero distruggere la biodiversità ed essere pericolosi – i vertici della Regione pensassero al recupero della fauna selvatica ferita, che fa capo alla Regione. Da anni si ignora totalmente tale problematica, addossando sul volontariato e sui cittadini il salvataggio di specie che sono patrimonio indisponibile dello Stato, e che possono essere anche potenzialmente pericolose – volpi, istrici, ma anche aironi, gabbiani e rapaci feriti possono reagire attaccando con morsi, beccate o artigliate le persone. Non si tratta solo di etica, ma del rispetto della legge nazionale 157 del 1992 nonché dell’art. 9 della Costituzione.
Il recupero sul posto della fauna selvatica ferita, soprattutto nella capitale, è un vero e proprio problema. L’Enpa riceve decine e decine di richieste di aiuto, ma i volontari fanno quello che possono e le autorità responsabili sono assenti o impegnate in altro. I 600.000 euro potevano essere impiegati per questo scopo, almeno in questo periodo emergenziale dovuto alla fase di riproduzione e alla dispersione dei giovani, dove decine di persone ci contattano direttamente per salvare esemplari di fauna selvatica in difficoltà: non ci resta che fornire loro i recapiti della Regione Lazio”.


