Orrore a Ragusa: pony legato a un’auto, trascinato per chilometri e poi abbandonato. Enpa: ci costituiamo parte civile

Una vicenda di violenza inaudita quella avvenuta ad Acate, in provincia di Ragusa. Un pony femmina di dieci anni, sottratto con la forza al proprio legittimo proprietario – il nonno dell’imputato – è stato legato a un’auto e trascinato per oltre cinque chilometri, fino a quando, crollato a terra per la fatica e le ferite, è stato ancora trascinato a peso morto, quindi abbandonato, agonizzante, in aperta campagna.

L’imputato è stato rinviato a giudizio per maltrattamento che ha determinato la morte dell’animale. Secondo quanto riportato nel decreto di citazione a giudizio, l’animale ha subito ferite multiple lacero-contuse, un grave trauma cranico, possibili fratture cervicali e lesioni da trascinamento su tutto il lato sinistro del corpo. Dopo ore di agonia, è stato ritrovato da un passante e sottoposto a eutanasia dal personale veterinario dell’ASP .

“Siamo davanti a un gesto disumano, calcolato e crudele. Non ci sono più parole. Questo non è solo maltrattamento: è violenza pura. L’Enpa si costituirà parte civile per rappresentare la voce dell’animale che non può parlare e per chiedere giustizia senza sconti”, ha dichiarato Carla Rocchi, presidente nazionale di Enpa.

L’Ente Nazionale Protezione Animali formalizzerà la costituzione di parte civile, attraverso l’avvocato Enpa, Claudia Ricci, nel procedimento che inizierà martedì 14 ottobre presso il Tribunale di Ragusa. Tuttavia, si prevede che l’udienza venga rinviata d’ufficio al 17 ottobre, data in cui il giudice competente tiene regolarmente udienza.

“Non possiamo tollerare che atti di questa ferocia rimangano impuniti. Costituirci parte civile è un atto dovuto per onorare la memoria dell’animale e difendere i diritti di tutti gli esseri viventi. Chiederemo una condanna esemplare”, ha concluso Rocchi.

Enpa continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione del processo, pretendendo il massimo rigore per un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica e dimostrato, ancora una volta, la necessità di pene severe per chi si macchia di violenze contro gli animali.

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