Il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida continua da mesi a bollare come fake news gli allarmi sul tentativo di aumentare il numero delle specie selvatiche cacciabili in Italia. Eppure, dopo il dietrofront sul tentativo di inserire tra le specie oggetto di attività venatoria lo stambecco e il lupo, emerge ora un nuovo tentativo che punta all’Oca selvatica (Anser anser).
Secondo quanto risulta, si starebbe lavorando per trasformare l’Oca selvatica in una specie cacciabile, probabilmente attraverso il ricorso a un DPCM, evitando così un confronto aperto e trasparente nelle sedi parlamentari.
L’iniziativa trae origine da una richiesta inviata il 9 aprile scorso dall’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Dario Bond (Fratelli d’Italia), alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai Ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente. Una proposta avanzata su sollecitazione del mondo venatorio, come ammesso dallo stesso assessore, che ha scelto di farsi portavoce della richiesta di ampliare ulteriormente le specie cacciabili.
Con una rapidità decisamente insolita, la questione è stata inserita all’ordine del giorno della prossima riunione del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale, prevista per il 9 giugno. Un organismo che non ha natura scientifica e al quale il Ministro Lollobrigida ha attribuito un ruolo sempre più rilevante. Proprio sulla composizione e sulle funzioni di questo organismo il Consiglio di Stato ha sollevato dubbi di costituzionalità, rimettendo la questione alla Corte Costituzionale.
Nonostante l’assessore Bond sostenga che nel solo Veneto siano presenti “decine di migliaia” di oche selvatiche, i dati scientifici più recenti descrivono una realtà ben diversa. In Italia si stimano infatti tra le 360 e le 460 coppie nidificanti e circa 28.000 esemplari svernanti. L’apertura della caccia a questa specie eserciterebbe una forte pressione sugli individui provenienti dal Centro e Nord Europa, spesso appartenenti a popolazioni che vivono in Paesi dove la specie non è cacciabile, come avvenuto finora anche in Italia.
A ciò si aggiungerebbero gli inevitabili effetti di disturbo nei confronti di altre specie che condividono gli stessi habitat, tra cui le gru e numerosi altri uccelli acquatici.
Occorre inoltre ricordare che nel 2023 la Commissione Europea ha aperto nei confronti dell’Italia la procedura EU Pilot 2023/10542 per il mancato rispetto della normativa comunitaria in materia di tutela dell’avifauna. Tra le contestazioni figurano proprio il prelievo venatorio di 21 specie in stato di conservazione non favorevole, tra cui allodola, tortora selvatica, combattente, quaglia, moretta e moriglione, in assenza di adeguati piani di gestione e conservazione efficacemente applicati.
In tutto questo il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, cui spetta la responsabilità della conservazione della natura e della biodiversità nel nostro Paese, continua a rimanere sostanzialmente assente. Nel frattempo il Ministro Lollobrigida e una parte significativa della maggioranza di Governo sembrano assecondare le richieste del settore venatorio più estremista, ignorando la volontà dei cittadini, i principi costituzionali di tutela dell’ambiente e della biodiversità, gli indirizzi della Commissione Europea e una moderna cultura del rispetto della natura.


