Nature Restoration Law. Enpa: decreto troppo vago e senza risorse. Rischiamo di svuotare una legge europea fondamentale”

Il recepimento del regolamento europeo sul Ripristino della Natura rappresenta un passaggio cruciale per il futuro ambientale dell’Italia. Ma lo schema di decreto legislativo predisposto dal Governo per attuare il Regolamento (UE) 2024/1991 appare troppo generico, privo di strumenti operativi e soprattutto senza adeguate risorse finanziarie. È quanto denuncia l’Ente Nazionale Protezione Animali nelle osservazioni inviate sullo schema di decreto legislativo – Atto del Governo n. 369.

Il regolamento europeo, parte integrante della Strategia UE per la biodiversità 2030, stabilisce obiettivi chiari: ripristinare almeno il 30% degli ecosistemi degradati entro il 2030 e arrivare al recupero completo entro il 2050, in stretta connessione con la lotta alla crisi climatica e il raggiungimento della neutralità climatica.

“Il recepimento della Nature Restoration Law è un impegno di straordinaria importanza per il nostro Paese – afferma Annamaria Procacci, responsabile fauna selvatica Enpa – perché riguarda direttamente la tutela dell’ambiente, che la nostra Costituzione riconosce come principio fondamentale all’articolo 9. Proprio per questo è necessario che il decreto di attuazione sia chiaro, articolato e dotato di strumenti concreti”.

Secondo l’Enpa, il testo predisposto dal Governo non definisce criteri di intervento, priorità territoriali né modalità di coordinamento tra i diversi attori coinvolti, elementi indispensabili per applicare realmente il regolamento europeo. Mancano inoltre riferimenti adeguati alla tutela della biodiversità e al coinvolgimento della società civile nella definizione del Piano nazionale di ripristino.

“Il decreto appare estremamente sintetico e lascia scoperti aspetti fondamentali – prosegue Procacci – come la definizione delle priorità, il coordinamento tra istituzioni e soprattutto la partecipazione dei cittadini. Senza questi elementi, il rischio è che una normativa europea così importante resti sulla carta”.

Tra le proposte avanzate dall’Enpa vi è innanzitutto il rafforzamento dell’articolo 3 relativo al Piano nazionale di ripristino, con l’individuazione chiara delle aree prioritarie di intervento – a partire dai siti della rete Natura 2000 – e dei territori con maggiore capacità di assorbimento del carbonio. L’associazione chiede inoltre che il piano includa esplicitamente la riduzione del consumo di suolo, il recupero della biodiversità attraverso censimenti delle popolazioni faunistiche e misure specifiche per il ripristino degli impollinatori, come previsto dal regolamento europeo.

Un altro punto critico riguarda la composizione del Tavolo interministeriale di coordinamento previsto dall’articolo 5. Secondo l’ENPA, l’organismo dovrebbe essere esteso anche alle Regioni e ai gestori dei parchi e delle aree protette, per garantire un reale coordinamento tra i livelli istituzionali e territoriali.

La criticità più grave riguarda però l’articolo 6, che introduce la clausola di invarianza finanziaria, escludendo nuovi stanziamenti per l’attuazione delle misure.

“È difficile pensare di raggiungere obiettivi così ambiziosi senza risorse adeguate – sottolinea Procacci –. Chiediamo che vengano progressivamente ridotti i sussidi ambientalmente dannosi, a partire da quelli destinati agli allevamenti intensivi, e che queste risorse vengano destinate al ripristino degli ecosistemi”.

L’ENPA propone inoltre di prevedere incentivi fiscali per il contributo finanziario dei privati, ad esempio attraverso crediti d’imposta, e di introdurre un articolo specifico sulle consultazioni pubbliche, per garantire informazione, partecipazione e coinvolgimento dei cittadini.

“La Nature Restoration Law non è solo una misura ambientale – conclude Procacci – ma una scelta che riguarda la salute, la qualità della vita, la cultura e la partecipazione democratica. Per questo è indispensabile che i cittadini siano informati e possano contribuire alle scelte che determineranno il futuro dei nostri ecosistemi”.

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