Napoli, cuccioli importati illegalmente e venduti come cani di razza: Enpa «Dietro questo mercato sofferenza e morte. Gli animali non sono merce»

Cuccioli separati troppo presto dalle madri, importati dall’Est Europa senza adeguate garanzie sanitarie, pubblicizzati come cani di razza con pedigree certificato e venduti a famiglie ignare delle loro reali condizioni di salute. Animali che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si ammalavano gravemente e in alcuni casi morivano pochi giorni dopo essere stati acquistati.

È il quadro emerso dall’indagine della Procura della Repubblica di Napoli su un presunto sistema organizzato di commercio illecito di cuccioli, che ha portato all’emissione di cinque misure cautelari e al coinvolgimento di ulteriori persone. Sono oltre cinquanta le ipotesi di truffa e frode in commercio individuate dagli inquirenti.

L’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) esprime profonda indignazione per quanto emerso e richiama l’attenzione su un fenomeno che denuncia da anni: il traffico di cuccioli alimentato dalla richiesta di cani di razza, dalle vendite online e da un sistema commerciale nel quale il profitto viene anteposto alla vita e al benessere degli animali.

«Questa indagine racconta ancora una volta ciò che Enpa denuncia da tempo: dietro la vendita di un cucciolo presentato come perfetto, di razza e con tutti i documenti in regola, può nascondersi una storia di sofferenza», dichiara Giusy D’Angelo, presidente nazionale Enpa. «Parliamo di animali strappati troppo presto alle madri, trasportati in condizioni incompatibili con le loro esigenze e venduti quando sono ancora estremamente vulnerabili. Alcuni di loro non sopravvivono. È inaccettabile che la vita di un animale venga sacrificata per alimentare un mercato che produce guadagni sulla sua pelle».

Cuccioli malati, documenti falsi e vendite online

Secondo la ricostruzione della Procura, l’organizzazione avrebbe operato attraverso diversi punti vendita tra Napoli e Torre Annunziata, servendosi anche di annunci online e sui social network.

I cuccioli, soprattutto cani di piccola taglia come simil Chihuahua, Barboncini, Spitz e Maltesi, venivano pubblicizzati come esemplari di razza pura, spesso con definizioni commerciali come “mini toy”, e presentati come provvisti di pedigree, microchip e vaccinazioni.

Le indagini avrebbero invece accertato irregolarità nella documentazione sanitaria e genealogica, con libretti falsificati o compilati da persone prive delle necessarie qualifiche. In diversi casi, al posto di un pedigree ufficiale sarebbero stati consegnati documenti privi di valore legale.

Particolarmente grave è il quadro sanitario emerso dagli accertamenti. Le analisi condotte dagli specialisti dell’Università degli Studi di Napoli Federico II avrebbero rilevato cuccioli importati in età estremamente precoce, prima del necessario sviluppo delle difese immunitarie, e colpiti da patologie come parvovirosi, cimurro e gravi infestazioni parassitarie.

Secondo gli investigatori, agli animali sarebbero stati inoltre somministrati abusivamente farmaci per nascondere i sintomi delle malattie prima della vendita.

L’indagine ha preso avvio dall’abbandono di un cucciolo in fin di vita, successivamente deceduto presso il presidio veterinario dell’Asl competente.

Enpa: «Non sono oggetti da acquistare seguendo una moda»

Per Enpa, il caso napoletano conferma la necessità di contrastare non soltanto le organizzazioni che trafficano animali, ma anche il sistema di domanda che rende redditizio questo commercio.

Negli ultimi anni l’Associazione ha seguito numerosi casi di traffico illecito, allevamenti abusivi e sequestri di cuccioli, richiamando più volte l’attenzione sui rischi legati agli acquisti impulsivi e agli annunci che promettono cani di razza a condizioni particolarmente allettanti.

«Un cane non è un oggetto da scegliere in base alla taglia, al colore o alla moda del momento», prosegue D’Angelo. «È un essere senziente, con bisogni fisici ed emotivi, e accoglierlo significa assumersi una responsabilità per tutta la sua vita. Dietro un annuncio accattivante può esserci un cucciolo che ha già subito privazioni, malattie e viaggi estenuanti. E dietro quel cucciolo possono esserci madri sfruttate per riprodursi continuamente. Non possiamo continuare a considerare tutto questo un normale commercio».

L’Associazione ricorda che il traffico illecito di cuccioli danneggia prima di tutto gli animali, ma coinvolge anche famiglie che acquistano in buona fede e si ritrovano ad affrontare sofferenze, spese veterinarie impreviste e, nei casi più drammatici, la morte del cane appena accolto.

Più controlli e tracciabilità. Enpa: «Adottare, non comprare»

Enpa chiede che il contrasto al traffico illecito di animali continui a essere una priorità, attraverso controlli efficaci sulla provenienza dei cuccioli, sulle condizioni di trasporto, sulla documentazione sanitaria e sulle vendite, comprese quelle promosse attraverso internet e i social network.

L’Associazione sottolinea inoltre l’importanza della collaborazione tra magistratura, forze dell’ordine e servizi veterinari, fondamentale per individuare reti organizzate che possono operare in più Paesi.

«Ringraziamo gli investigatori e la Procura di Napoli per il lavoro svolto», conclude D’Angelo. «Ma accanto all’azione delle autorità serve un cambiamento culturale. Continuiamo a ripeterlo: gli animali non si comprano, si adottano. Nei rifugi ci sono tantissimi cani che aspettano una famiglia, anche animali di razza. Scegliere un’adozione consapevole significa dare una possibilità a chi è già stato abbandonato e non alimentare un mercato nel quale troppo spesso gli animali vengono trattati come prodotti da vendere».

Enpa continuerà a impegnarsi contro il traffico illecito di cuccioli e a promuovere la tutela degli animali, affinché nessun cane venga considerato una merce e nessuna vita sia sacrificata in nome del profitto.

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