Macabra scoperta di un escursionista nei pressi di Moena, in Val di Fassa: un “carnaio” composto da un ammasso di carne tenuto insieme con filo di ferro e fissato a un tronco, con altra carne appesa fuori da un capanno. L’area, situata vicino a un parcheggio e facilmente accessibile, si trovava nei pressi di due capanni: uno apparentemente destinato all’osservazione della fauna, l’altro – secondo la Sezione Enpa di Rovereto – usato per sparare e uccidere gli animali attirati dal cibo.
Il sospetto: un’esca per sterminare la fauna selvatica
La Sezione Enpa, attraverso la presidente Ivana Sandri, ha espresso indignazione e preoccupazione per l’accaduto, parlando di una grave violazione delle norme sulla tutela della fauna. Il timore è che il “carnaio” sia stato posizionato intenzionalmente per attirare e uccidere volpi e lupi, oppure per disseminare esche avvelenate letali per molte specie, compresi cani e gatti domestici.
Enpa ha chiesto un intervento immediato del Corpo Forestale provinciale affinché venga avviata un’indagine per individuare i responsabili e verificare la presenza di sostanze tossiche sui reperti, che dovrebbero essere analizzati dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (ISZVe). La Sezione della Protezione Animali sollecita anche una rapida bonifica dell’area per evitare ulteriori rischi per la fauna selvatica e gli animali domestici. “Siamo consapevoli – ha dichiarato Ivana Sandri – che da parte dei Forestali trentini c’è la più sincera intenzione di identificare e deferire alla Magistratura chi compie reati tanto vigliacchi contro la fauna selvatica e auguriamo loro di riuscire anche stavolta nel loro compito.”
Un pericolo anche per gli animali domestici
Secondo Enpa, oltre al danno diretto alla fauna selvatica, questo genere di pratiche mette a rischio anche gli animali da compagnia. Cani e gatti potrebbero infatti ingerire accidentalmente bocconi avvelenati. Inoltre, atti di questo tipo possono incentivare l’avvicinamento dei lupi e delle volpi ai centri abitati, con possibili conseguenze negative per la convivenza tra esseri umani e fauna selvatica.
L’associazione ribadisce la necessità di punire severamente chi attua comportamenti volti ad attirare gli animali selvatici nelle aree urbane o frequentate da escursionisti. Il rischio, secondo Enpa, è che la vicinanza forzata di questi animali agli insediamenti umani venga poi strumentalizzata per giustificarne l’abbattimento.
“E’ ormai risaputo che gli animali selvatici – ha aggiunto ancora Sandri – si avvicinano alle strutture antropiche se vi vengono attirati da cibo facile: chiunque attui consapevolmente comportamenti volti a far avvicinare i selvatici ai centri abitati e alle attività antropiche deve essere perseguito e sanzionato severamente”.


