L’Ente Nazionale Protezione Animali ha inviato a tutti i membri della I Commissione Affari Costituzionali del Senato un documento che analizza le violazioni della Costituzione contenute nel Ddl 1552. Un testo, voluto dal centrodestra, che stravolge la legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna e la regolamentazione dell’attività venatoria, regalando ai cacciatori più possibilità di sparo – persino nel demanio forestale – in periodi vietati dalle direttive comunitarie, e che implementa la barbara pratica dei richiami vivi, già oggetto di contestazioni.
“Le violazioni riguardano vari articoli della nostra Costituzione, a partire dall’articolo 9, che affida allo Stato il dovere di tutelare ambiente e biodiversità anche nell’interesse delle future generazioni. Infatti, nel titolo, si inserisce prima della tutela il concetto di ‘gestione’ e, successivamente, la giustificazione della ‘tradizione’, per regalare priorità all’esercizio venatorio. Del tutto infondata, sotto il profilo scientifico e giuridico, è la forzatura che individua l’attività venatoria come elemento concorrente alla tutela del bene costituito dal patrimonio naturale”.
Oltre all’articolo 9, risultano violati anche gli articoli 10, 32, 41 e 117 della Costituzione.
“Dalla rimozione di ogni indicazione di data per l’esercizio della caccia – che potrà avvenire anche in primavera – fino alla cancellazione obbligata di aree protette; dall’ampliamento delle aree aperte all’attività venatoria, come ad esempio le foreste demaniali, fino all’eliminazione del numero massimo di richiami vivi detenibili da un singolo cacciatore – con la conseguente possibile diffusione dell’aviaria e la mancata tutela della salute pubblica, in violazione del principio di precauzione e prevenzione”.
“Una lunga serie di violazioni. Pur di regalare concessioni alla caccia, questo Ddl viola anche le direttive comunitarie, esponendo la popolazione al rischio di pagare multe salate, poiché viene rimossa ogni indicazione di data per l’esercizio dell’attività venatoria. Il diritto comunitario, che l’Italia ha accettato, è sovraordinato e trova conferma nella base costituzionale”.
Facciamo appello, quindi, ai componenti della I Commissione, chiedendo loro di visionare attentamente il nostro documento ma, al contempo, ricordando che la caccia non è elemento costituzionalmente protetto, al contrario della biodiversità.


