C’è chi lo aveva visto sul marciapiede, ferito e immobile, mentre cercava aiuto invano. E c’è chi invece ha deciso di fermarsi e salvarlo. Da quella scena drammatica nasce la storia di Mircio, il gatto soprannominato “quello dalle otto vite”, diventata oggi simbolo di resilienza, cura e speranza.
Il racconto dedicato a Mircio, scritto da Benedetta Montuori dell’Enpa di Avellino, ha ricevuto la menzione speciale “Giuseppe Garibaldi” nel corso della seconda edizione del Premio Milo sulla diversità, ospitata nella Sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma.
Il riconoscimento viene assegnato ai racconti capaci di valorizzare il legame tra esseri umani e animali, l’inclusione e la solidarietà, nel segno dell’impegno storico dell’ENPA e dell’eredità ideale di Giuseppe Garibaldi.
Una storia di sofferenza e rinascita

Mircio era stato segnalato sui social dopo essere stato trovato gravemente ferito in Campania. Giaceva sul marciapiede, probabilmente investito da un’auto, incapace di muoversi.
Quando i volontari sono arrivati, il gatto era ancora lì.
“Fortunatamente ci stava aspettando”, raccontano dall’Enpa di Avellino.
Le sue condizioni erano gravissime: palato completamente spaccato, mandibola fratturata e lesioni profonde causate dal violento impatto. Dopo appena tre giorni dal recupero è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico d’urgenza, durante il quale i veterinari hanno applicato un cerchiaggio per ricostruire il palato e inserito un sondino per consentirgli di alimentarsi.
Dopo una settimana Mircio ha ricominciato a mangiare autonomamente, ma le conseguenze dell’incidente non erano finite. Nei mesi successivi sono emersi anche gravi danni oculari che hanno reso necessaria l’enucleazione dell’occhio destro.
In totale il gatto è rimasto ricoverato in clinica per 72 giorni.
Eppure, spiegano i volontari, non ha mai smesso di fidarsi delle persone.
“Nonostante tutto, continua a godersi ogni momento e a cercare il contatto umano”.
Un gatto speciale in cerca di famiglia

Oggi Mircio ha circa sette anni, è castrato ed è risultato FIV positivo. Una condizione che richiede alcune attenzioni, ma che non gli impedisce di vivere serenamente in ambiente protetto.
Secondo i volontari Enpa, il suo carattere dolce e fiducioso rende ancora più straordinaria la sua storia.
“La vita di Mircio ci insegna che anche dopo le esperienze più dure è possibile continuare a fidarsi e a cercare amore”, spiegano dall’associazione.
Per questo è ora aperta la ricerca di una famiglia disposta ad accoglierlo definitivamente.
Il Premio Milo e il valore della diversità

Il Premio Milo sulla diversità è promosso dall’Enpa insieme a Corriere della Sera, all’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale, alla Guanda e all’Istituto Italiano di Cultura di Bangkok.
Il premio nasce nel 2024 in memoria di Milo, il gatto affetto da ipoplasia cerebellare protagonista della rubrica “Io e Milo” su Corriere Animali e della trilogia bestseller di Costanza Rizzacasa d’Orsogna. Attraverso la sua storia, Milo è diventato simbolo di inclusione, empatia e resilienza.
A vincere l’edizione 2026 è stato Nicola Sguera con il racconto “Onore al cane che guida l’uomo che guida il cane”, dedicato al rapporto tra un cane cieco e una persona nello spettro autistico.
“Il messaggio che emerge è chiaro: la diversità è un valore”, ha dichiarato Costanza Rizzacasa d’Orsogna durante la cerimonia.
Anche la presidente nazionale Enpa Carla Rocchi ha sottolineato il significato dell’iniziativa: “Questo gattino indimenticabile, nella sua disabilità, ha reso possibile tanto per molte creature, animali e umane. È un’occasione di speranza e di grande affetto”.
Nel frattempo Mircio aspetta ancora il riconoscimento più importante: una casa e qualcuno disposto ad amarlo oltre le sue cicatrici.


