Raffica di sequestri di animali nelle strade di Mestre e Venezia: sotto i riflettori finisce il fenomeno dei cani utilizzati come strumenti di accattonaggio. A intervenire, nelle ultime settimane, è stata la polizia locale, con il supporto attivo dell’Enpa di Mira, che ha preso in custodia diversi animali, spesso in condizioni precarie e sfruttati da mendicanti professionisti.
Molti di questi cani arrivano in Italia assieme ai loro “padroni” dall’Est Europa, importati appositamente per commuovere i passanti e incentivare le elemosine. Secondo le indagini, non si tratta di cani rubati, ma di cuccioli acquistati o allevati con il solo scopo di essere esibiti per strada.
Uno dei casi più emblematici riguarda una cagnolina incinta, soprannominata “Biba”, ritrovata dalla polizia locale e subito trasferita al sicuro nel rifugio di San Giuliano, dove ha dato alla luce sette cuccioli. “Se non fosse intervenuta la polizia – racconta una volontaria – sarebbero finiti tutti sui marciapiedi, usati per impietosire la gente”.
Come racconta l’Enpa di Mira, l’associazione è stata chiamata a gestire un flusso continuo di segnalazioni. “È un racket organizzato – afferma – che si muove tra Mestre e Venezia con lo scopo di sfruttare gli animali per il profitto. Questi non sono mendicanti improvvisati, ma persone che fanno della strada un’impresa. E i cani sono i loro strumenti di lavoro”.
Gli animali sequestrati vengono affidati temporaneamente all’Enpa, che provvede a vaccinarli, curarli e, quando possibile, darli in adozione. Oltre a Biba, anche un altro cane, Muira, è stato salvato negli stessi giorni. Entrambi facevano avanti e indietro ogni giorno tra Mestre e il centro storico veneziano, trascinati per ore in condizioni spesso difficili.
Dal comando della polizia locale fanno sapere che l’obiettivo non è punire la povertà, ma colpire chi sfrutta esseri viventi per trarne vantaggio economico. “Vediamo spesso cani stremati, senza acqua né riparo, tenuti sotto il sole per ore – spiegano –. Questo è maltrattamento, non accattonaggio”.
Anche l’opinione pubblica si sta muovendo. Crescono le segnalazioni da parte dei cittadini e dei turisti, spesso scioccati nel vedere cuccioli sofferenti sdraiati sull’asfalto. “Arrivano quasi tutti cuccioli – spiega Enpa –. Sanno che suscitano più compassione. Ma noi non possiamo restare a guardare”.
L’Enpa ha avviato anche un dialogo con i servizi sociali e le autorità competenti per evitare che i cani vengano riconsegnati agli stessi soggetti. “Una volta tolti da quel giro, devono trovare famiglie vere – dice un volontario –. Vogliamo che abbiano una seconda possibilità”.


