Marche. No all’abbattimento dei piccioni all’ospedale: “Sistema inefficace, aprire un tavolo tecnico”

Le associazioni animaliste e ambientaliste del territorio dicono no al piano di cattura e abbattimento dei piccioni nell’area ospedaliera. In una nota congiunta, Lipu (delegazione di Civitanova e Macerata), Lav Macerata, Lac ed Enpa esprimono “forte opposizione” alla decisione del Comune, adottata dopo le segnalazioni dell’Ast, di intervenire con gabbie-trappola e successiva soppressione degli animali.

Secondo le associazioni, si tratta di un intervento “scientificamente inefficace”. La gestione delle popolazioni urbane di piccioni, sostengono, non può essere affrontata con azioni dirette di rimozione o abbattimento. “In presenza delle stesse condizioni ambientali, la popolazione torna rapidamente ai livelli precedenti”, spiegano, richiamando l’elevato potenziale riproduttivo della specie e la continua immigrazione di esemplari dalle aree limitrofe.

In altre parole, eliminare gli animali non risolve il problema alla radice. Se restano cibo disponibile, spazi per nidificare e punti di appoggio, nuovi piccioni occuperanno gli stessi luoghi in tempi brevi. Un meccanismo già osservato in diversi contesti urbani.

Le associazioni propongono quindi soluzioni alternative, definite “metodi ecologici già adottati con successo”. Tra queste, la sostituzione delle uova con uova artificiali nelle aree di nidificazione controllate, una tecnica che limita la riproduzione senza ricorrere all’abbattimento.

Un altro intervento suggerito è l’installazione di dissuasori visivi, come sagome di rapaci, per scoraggiare la presenza degli uccelli in punti sensibili. Viene inoltre indicato l’utilizzo di sistemi Bird Wire: sottili fili metallici tesi lungo cornicioni e superfici di appoggio che impediscono l’atterraggio senza ferire gli animali.

Tra le misure strutturali figurano anche le reti antintrusione e una gestione corretta dei siti di nidificazione. Fondamentale, secondo Lipu, Lav, Lac ed Enpa, è intervenire sulle cause che favoriscono la proliferazione: controllo delle fonti alimentari e campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini.

Oltre alla contrarietà nel merito, le associazioni denunciano di non essere state coinvolte nel processo decisionale. Ricordano di essere enti riconosciuti a livello nazionale, con competenze tecniche specifiche nella gestione ecologica della fauna urbana.

Per questo chiedono “l’immediata sospensione dell’intervento previsto e l’apertura di un tavolo tecnico” che coinvolga amministrazione, azienda sanitaria ed esperti del settore, con l’obiettivo di individuare una strategia efficace e sostenibile nel lungo periodo.

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