Lupo, nuova ordinanza della Provincia di Bolzano. Enpa: «Scelta oscurantista e contraria alla scienza. Attivato il nostro Ufficio Legale»

La strada scelta dall’amministrazione provinciale di Bolzano con l’ordinanza del 28 agosto per l’uccisione di un lupo sembra voler riportare l’Alto Adige-Südtirol a tempi in cui lo sfruttamento spinto del territorio aveva raso al suolo intere foreste e aveva quasi decimato gli animali selvatici.

Per Enpa si tratta di una scelta politica, che risponde a una parte molto forte dell’elettorato che non vuole dover affrontare un’evoluzione necessaria, ma che rischia di condannare il territorio a un oscurantismo dannoso per gli stessi allevatori. Una scelta contraria alla scienza, che pone la Provincia autonoma di Bolzano in contrasto con il quadro di tutela europeo e che, soprattutto, non risolve i problemi dell’allevamento di montagna.

Proprio per la gravità della decisione, Enpa ha già attivato il proprio Ufficio Legale, che sta esaminando l’ordinanza e valutando le iniziative da intraprendere per contrastarla e tutelare il lupo nelle sedi competenti.

«Nonostante le notizie infondate che continuano a essere diffuse, il lupo è tuttora una specie particolarmente protetta ai sensi della legge 157/92 ed è una specie sulla quale permane il vincolo di protezione previsto dalla direttiva Habitat. Non si può dunque ritenere di poter ricorrere a soluzioni ingiustificate e scientificamente aberranti come se la protezione di questa specie fosse improvvisamente venuta meno.»

«Dov’è la prevenzione? Una verifica giornaliera non può bastare»

Per Enpa, quella intrapresa dalla Provincia è una strada impercorribile anche perché sembra mancare il supporto del parere di Ispra e sembra mancare la dimostrazione che siano state effettivamente adottate le misure di prevenzione necessarie.

Ed è proprio su questo punto che l’Associazione chiede chiarezza.

«Non si può definire “prevenzione” una semplice verifica giornaliera della situazione. In tutto il resto della giornata e della notte gli animali rimangono da soli, privi di ogni tutela? La prevenzione non può ridursi a una presenza occasionale o a un controllo che lascia poi gli animali esposti per gran parte del tempo. Bisogna dimostrare che siano state messe realmente in campo le misure necessarie a proteggere gli animali allevati e a prevenire le predazioni.»

Il punto, per Enpa, è proprio questo: non si può utilizzare l’uccisione del lupo come scorciatoia rispetto a un sistema di prevenzione che richiede invece continuità, investimenti, organizzazione e un’evoluzione delle modalità con cui viene praticato l’allevamento in montagna.

Enpa: «Esterrefatti dal richiamo alla Costituzione»

Lascia inoltre esterrefatti che, per giustificare l’uccisione di animali particolarmente protetti ed essenziali per gli equilibri degli ecosistemi, venga utilizzato proprio il richiamo alla Costituzione italiana.

«È una vera distorsione letterale del dettato della Carta costituzionale. Con la modifica dell’articolo 9, la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi è stata inserita tra i principi fondamentali della Repubblica. Richiamare oggi la Costituzione per giustificare l’uccisione di un animale particolarmente protetto significa utilizzare quel principio in una direzione opposta rispetto alla tutela che esso afferma.»

Enpa chiede inoltre per quale ragione la Provincia autonoma di Bolzano non abbia dato piena visibilità a una decisione tanto grave, anche considerando le evidenti ripercussioni che un provvedimento di questo tipo può avere sull’opinione pubblica.

Una scelta che per l’Associazione appare ancora più difficile da spiegare se si guarda a quanto è già accaduto sul territorio.

«Un lupo è già stato ucciso a luglio: quella scelta ha dimostrato di essere fallimentare»

All’inizio di luglio, infatti, un lupo era già stato ucciso in Alto Adige. Una decisione che Enpa aveva duramente contestato e che, alla prova dei fatti, non ha prodotto i benefici attesi.

«La scellerata uccisione di un lupo a inizio luglio ha già dimostrato di essere totalmente fallimentare nei suoi effetti: non ha portato “benefici”. Eppure, a distanza di poche settimane, si sceglie ancora una volta la stessa strada. Questo dimostra, se ve ne fosse ancora bisogno, che l’uccisione non è mai la soluzione giusta per affrontare eventuali conflitti con la fauna selvatica.»

Per Enpa, continuare a individuare nel lupo il problema da eliminare significa evitare di affrontare il nodo vero: come rendere possibile la convivenza tra la presenza dei grandi carnivori e le attività di allevamento attraverso sistemi efficaci di prevenzione.

«La prevenzione, quella vera, è l’unica misura in grado di tutelare tutte le parti: gli allevatori, i loro animali allevati e gli animali selvatici. Ed è su questo che un’amministrazione dovrebbe investire energie e risorse, accompagnando anche il mondo dell’allevamento verso quell’evoluzione che la presenza della fauna selvatica e i cambiamenti del territorio rendono necessaria.»

L’Associazione ribadisce quindi la propria ferma opposizione all’ordinanza del 28 agosto e conferma di avere già attivato l’Ufficio Legale per valutare ogni iniziativa possibile.

«Continuare a scegliere l’uccisione invece della prevenzione non tutela gli allevatori, non mette al sicuro gli animali allevati e distrugge fauna particolarmente protetta, fondamentale per gli equilibri degli ecosistemi. La prevenzione, quella vera, tutela tutti. Tutto il resto è solo propaganda.»

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