Legge di Bilancio: dal Governo nessun fondo per gli animali, ma via libera alla caccia dei ricchi e a nomine politiche all’ISPRA

La recente legge di Bilancio approvata dal Governo Meloni sembra essersi completamente dimenticata degli animali, ma non dei cacciatori, almeno di quelli più benestanti. Il provvedimento, infatti, trasforma le aziende faunistico-venatorie, finora senza scopo di lucro, in vere e proprie riserve di caccia a pagamento. Le aziende faunistico-venatorie nascono con finalità prevalentemente naturalistiche e faunistiche, con programmi di ripristino ambientale e di conservazione della fauna selvatica. In questo contesto, l’attività venatoria aveva un ruolo secondario ed era sottoposta a regole stringenti. Il Governo, su indicazione di Coldiretti, del CNCN e del mondo degli armieri a essi collegato, ha invece eliminato il vincolo del “senza scopo di lucro”, trasformando questi istituti in imprese private.

Il risultato è evidente: la finalità diventa il guadagno. Chi può permetterselo potrà cacciare a pagamento, attraverso ticket di accesso o affittando postazioni “privilegiate”, come quelle semisommerse, all’interno di vere e proprie riserve. Qui la fauna selvatica viene attirata con i foraggiamenti, aumentando le possibilità di sparo, spesso in assenza di controlli reali. Più si caccia, più le aziende incassano, sulla pelle degli animali selvatici, ormai ridotti a fonte di profitto e di “divertimento” per una caccia riservata ai più abbienti.

Questa misura, di fatto, cancella la cosiddetta caccia sociale, spesso rivendicata dai vertici di molte associazioni venatorie, e non a caso ha già diviso lo stesso mondo dei cacciatori.

Non solo. Mentre la legge di Bilancio non prevede neppure finanziamenti minimi per i centri di recupero della fauna selvatica, bene indisponibile dello Stato, che ogni anno curano, riabilitano e rimettono in libertà migliaia di animali feriti, impallinati o in difficoltà, il Governo ha proceduto a una scelta molto diversa su un altro fronte. Con il via libera delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato è stato nominato un esponente politico “vicino alla maggioranza” alla guida dell’ISPRA, il più importante istituto scientifico italiano per la protezione e la ricerca ambientale.

Una politicizzazione grave, che rompe una tradizione consolidata: fino a oggi alla guida dell’ISPRA erano stati scelti scienziati o tecnici di alto profilo, figure indipendenti e lontane dagli interessi di parte. La scelta attuale appare invece più compiacente e in linea con una maggioranza che, secondo molti osservatori, sta contribuendo alla progressiva mercificazione della biodiversità.

Il rischio concreto è che questa svolta si traduca in concessioni sempre più ampie al mondo venatorio: ampliamento delle specie cacciabili, deroghe, estensione dei calendari di caccia anche in periodi delicatissimi, come la migrazione prenuziale o la fase di dipendenza dei piccoli dai genitori, attraverso pareri scientifici più “morbidi”. Se ciò dovesse accadere, il danno non sarebbe solo ambientale e faunistico, ma aprirebbe nuovi contenziosi con l’Unione europea, i cui costi ricadrebbero, ancora una volta, sulle tasche dei cittadini italiani.

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