Alla Sfattoria degli Ultimi, alle porte di Roma, continua il lavoro per restituire dignità ai circa 300 animali che per anni hanno vissuto in condizioni di segregazione. Cinghiali, maiali, pecore, capre, asini e bovini stanno finalmente riassaporando spazi più ampi, grazie alla costruzione e all’ampliamento dei recinti. Un impegno che richiede però risorse considerevoli e costante dedizione. Le associazioni coinvolte – Enpa Roma, Lav Roma e la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, sezione Ostia – si fanno carico ogni giorno dell’accudimento e dei lavori strutturali, ma denunciano un peso sempre più difficile da sostenere senza supporto concreto.
Comune e Regione, due risposte diverse
Sul fronte istituzionale, il Comune di Roma ha fornito aiuti in cibo e incaricato un veterinario per seguire gli animali da reddito e d’affezione sotto custodia giudiziaria. Diversa invece la posizione della Regione Lazio, che ha in carico circa 180 animali tra cinghiali e ibridi: ad oggi non ha garantito alcun tipo di sostegno.
L’appello delle associazioni
«Servono materiali per i recinti, cibo, cure veterinarie: serve tutto», spiegano le associazioni. «È una fatica enorme, ma la gioia di restituire libertà e dignità a questi animali ci ripaga».


