La storia di Teodoro non è solo quella di un cane randagio, ma è la prova concreta di come tenacia, empatia e lavoro di squadra possano salvare una vita.
Tutto ha inizio per caso, il 9 novembre 2024. Durante un giro in campagna, a circa 5 km da San Severo, qualcuno nota un cane magro, il muso basso, che si muove veloce lungo la strada, affamato. Un primo tentativo di avvicinamento fallisce: Teodoro, così poi chiamato, si lascia sfamare solo a distanza di sicurezza. Già allora si intuiva che il cane non stava bene. Dopo aver mangiato, sparisce. Nei giorni successivi si cerca più volte di rintracciarlo, ma sembra volatilizzato.
Passa quasi un mese. Poi, inaspettatamente, Teodoro riappare. Le sue condizioni sono peggiorate: pelle scoperta, pelo caduto, corpo scheletrico. Il tempo stringe. A questo punto entra in scena Ortensia, volontaria determinata a dare supporto concreto.
. 
Il 1° febbraio 2025, finalmente, il giorno decisivo. Dopo diversi tentativi falliti in mattinata, nel pomeriggio la caparbietà di Ortensia viene premiata: Teodoro si lascia aiutare. Viene portato all’Enpa di San Severo, dove la dottoressa Carafa Marisa lo visita attentamente e gli fa prelievi per valutare il suo stato di salute. Nonostante le condizioni critiche, le analisi escludono malattie gravi come erlichiosi e leishmaniosi: Teodoro “ha solo” una rogna avanzata, ma curabile.

Inizia così un lungo percorso di cure. Farmaci, cibo, attenzioni, coccole: tutto il personale e i volontari si stringono intorno a questo cane giovane — circa 3 anni — che aveva perso fiducia nell’uomo. Giorno dopo giorno, Teodoro si riprende. Non solo fisicamente: la trasformazione più importante avviene nel suo sguardo.
Oggi Teodoro ha ritrovato salute, energia e fiducia. Non è più il randagio impaurito e malato della strada. È la prova vivente che anche una vita segnata dall’abbandono può rinascere, se incontra persone che non si arrendono.



