La morte di un animale domestico può essere un dolore devastante, in alcuni casi persino più intenso della perdita di una persona cara. Non è solo una percezione diffusa tra chi vive con animali, ma un dato scientifico che apre interrogativi importanti sul riconoscimento e sul supporto del lutto legato agli animali.
È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista PLOS One, condotto dal ricercatore Philip Hyland della Maynooth University in Irlanda e rilanciato dall’agenzia AGI.
Quando il dolore per un animale è profondo e duraturo
La ricerca ha analizzato un campione rappresentativo di 975 adulti del Regno Unito, ricostruendo le esperienze di lutto vissute nel corso della vita. Un dato colpisce più di altri: quasi un terzo degli intervistati (32,6%) ha dichiarato di aver perso un animale domestico e, tra coloro che avevano vissuto sia un lutto umano sia animale, oltre uno su cinque (21%) ha indicato proprio la perdita dell’animale come l’evento più doloroso in assoluto.
Ancora più significativo è il fatto che il 7,5% delle persone che avevano perso un animale soddisfacesse i criteri diagnostici del disturbo da lutto prolungato secondo la classificazione ICD-11. Una percentuale paragonabile, e talvolta superiore, a quella riscontrata per la perdita di fratelli, amici stretti o familiari allargati.
Lo studio evidenzia inoltre che chi perde un animale ha un rischio maggiore del 27% di sviluppare questa forma di lutto patologico rispetto a chi non ha vissuto tale esperienza. Considerando l’ampia diffusione degli animali da compagnia, il lutto per la loro perdita sarebbe responsabile di oltre l’8% di tutti i casi di lutto prolungato nella popolazione.
Nessuna differenza nei sintomi
Un altro elemento centrale riguarda la natura del dolore. Secondo gli autori, i sintomi del lutto patologico – dolore intenso, pensieri persistenti rivolti a chi non c’è più, senso di vuoto e difficoltà nel funzionamento quotidiano – si manifestano nello stesso modo sia dopo la morte di una persona sia dopo quella di un animale. Non emerge alcuna differenza qualitativa: il lutto è reale, profondo e può diventare clinicamente rilevante in entrambi i casi.
Per questo, sottolinea Hyland, escludere la perdita di un animale dai criteri diagnostici non è solo scientificamente ingiustificato, ma rischia di alimentare stigma, solitudine e mancanza di supporto per chi soffre.
Il commento Enpa
Per Enpa questi risultati non sorprendono, ma confermano ciò che ogni giorno vediamo nelle storie delle persone che condividono la vita con un animale. Cani, gatti e altri animali familiari non sono “sostituibili” né legami minori: sono presenze affettive, punti di riferimento, membri della famiglia a tutti gli effetti.
Sminuire il dolore per la loro perdita significa negare la realtà dei legami che costruiamo con loro e lasciare sole molte persone in un momento di grande fragilità. Riconoscere il lutto per un animale come una possibile questione di salute mentale è un passo necessario verso una società più empatica, che rispetti tutte le relazioni affettive e offra ascolto e supporto a chi soffre, senza giudizi.
Fonte: Agenzia AGI


