Trovata in condizioni gravissime nel quartiere Talenti, a Roma, magra, denutrita e con chiari segni di incuria, Kelly, una giovane cagnolina meticcia, era stata salvata grazie alla segnalazione di alcuni cittadini e al pronto intervento dei volontari. Oggi, a pochi mesi da quel salvataggio, rischia paradossalmente di essere restituita a chi l’aveva abbandonata, per un cavillo burocratico.
La vicenda ha suscitato indignazione e preoccupazione tra i cittadini e le associazioni animaliste. Secondo quanto emerso, il presunto proprietario starebbe chiedendo la restituzione dell’animale, sostenendo di poter dimostrare la proprietà. Tuttavia, i volontari sottolineano che Kelly è stata trovata in uno stato di palese maltrattamento, circostanza che di per sé dovrebbe escludere la possibilità di una restituzione automatica.
Dalle prime verifiche, inoltre, emergerebbe un aspetto ancora più inquietante: Kelly potrebbe essere entrata illegalmente in Italia, parte di un possibile giro di allevamenti abusivi e traffico di cuccioli. Se confermato, il suo caso potrebbe rappresentare un tassello di un fenomeno più ampio e ancora poco indagato.
“È impensabile che un animale ridotto in quelle condizioni possa essere riconsegnato a chi lo ha evidentemente trascurato o peggio ancora sfruttato,” dichiarano i volontari dell’Enpa di Roma. “Chiediamo che l’ASL sospenda qualsiasi decisione sulla restituzione e disponga accertamenti approfonditi per chiarire ogni aspetto della vicenda. Il benessere di Kelly deve venire prima di tutto.”
L’Enpa di Roma fa appello alle autorità competenti perché venga tutelato il principio fondamentale secondo cui nessuna formalità burocratica può prevalere sulla protezione di una vittima di maltrattamento.
Intanto, la storia di Kelly ha raggiunto anche la stampa nazionale: la Repubblica ha dedicato un articolo al caso, portando alla luce i dettagli di una situazione che solleva interrogativi sulle procedure di gestione dei cani sequestrati e sui controlli relativi all’importazione illegale di animali. “Kelly rappresenta tante altre vittime invisibili,” conclude l’Enpa di Roma. “Non possiamo permettere che torni nell’inferno da cui è appena uscita.”


