Ibis sacro a Novara, Enpa: «La convivenza è possibile, servono scienza e buonsenso, non abbattimenti»

Il dibattito sulla presenza degli ibis sacri nei parchi cittadini di Novara torna al centro dell’attenzione pubblica. A intervenire è Enpa di Novara, che invita ad affrontare la questione con un approccio basato sui dati scientifici e sulla corretta gestione del territorio, respingendo l’idea che l’abbattimento degli animali rappresenti l’unica soluzione possibile.

L’associazione riconosce l’esistenza di alcuni disagi segnalati dai cittadini, legati soprattutto alla presenza di guano, agli odori e alle problematiche di manutenzione di alcune aree verdi. Tuttavia, secondo ENPA, utilizzare queste criticità per giustificare interventi di abbattimento sarebbe una semplificazione che non tiene conto delle evidenze scientifiche disponibili.

«Il disagio può essere reale e va affrontato», sottolinea l’associazione, «ma trasformarlo in un argomento a favore dell’eliminazione degli animali significa spostare il dibattito su un piano ideologico anziché tecnico».

L’ibis sacro è classificato a livello europeo come specie esotica invasiva. Tuttavia, ricorda l’Enpa di Novara, la letteratura scientifica disponibile e lo stesso Piano nazionale di gestione della specie evidenziano come, nel contesto italiano, non siano emerse prove di impatti ecologici complessivi particolarmente significativi, né di danni agricoli sistematici o di specifici rischi sanitari tali da giustificare interventi generalizzati di abbattimento.

Per questo motivo l’associazione richiama l’attenzione sulle misure alternative già previste dai manuali tecnici europei e dalle indicazioni dell’ISPRA. Tra queste figurano la gestione dell’habitat, le potature mirate, la manutenzione costante delle aree verdi e una più efficace organizzazione degli interventi di pulizia urbana.

Si tratta di soluzioni che richiedono investimenti, programmazione e continuità amministrativa, ma che possono contribuire a ridurre i disagi senza ricorrere all’uccisione degli animali.

Secondo ENPA, la questione solleva anche un tema più ampio che riguarda il rapporto tra città e fauna selvatica. «Il vero confronto è culturale», osserva l’associazione. «Dobbiamo chiederci se vogliamo città pensate esclusivamente per l’uomo, dove ogni specie considerata scomoda venga eliminata, oppure comunità capaci di gestire la convivenza con gli animali attraverso la scienza, la tecnologia e una corretta manutenzione del territorio».

L’esperienza maturata negli anni nella gestione dei conflitti tra esseri umani e fauna selvatica dimostra infatti che gli abbattimenti raramente rappresentano una soluzione definitiva. ENPA richiama, a titolo di esempio, il caso dei cinghiali, dove le politiche basate principalmente sulle uccisioni non hanno risolto il problema della presenza degli animali sul territorio.

Per l’associazione, il compito delle istituzioni dovrebbe essere quello di promuovere strategie efficaci, sostenibili e scientificamente fondate, evitando di alimentare contrapposizioni che rischiano di trasformare gli animali in un facile bersaglio.

«La buona politica non cerca capri espiatori», conclude ENPA Novara. «Il suo compito è costruire condizioni che rendano possibile una convivenza responsabile tra persone e animali, nel rispetto della biodiversità e della qualità della vita di tutti».

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