Non solo una ricorrenza simbolica, ma un momento per fare i conti con lo stato reale della biodiversità nel nostro Paese. E il quadro che emerge è tutt’altro che rassicurante.
L’Italia sta attraversando una fase delicata sotto il profilo normativo e culturale: mentre si discute di revisioni alla legge 157/92, di ampliamento delle deroghe venatorie e di gestione dei grandi predatori, i dati sul campo raccontano un aumento dei reati contro la fauna selvatica.
I numeri che preoccupano
Il fenomeno del bracconaggio continua a rappresentare una delle principali minacce alla biodiversità. L’Italia è tra i Paesi europei più colpiti, il secondo in Europa, e il dato sui lupi ne è un esempio emblematico: Secondo il report pubblicato dall’Associazione “Io non ho paura del lupo”, che si fonda esclusivamente su dati ufficiali raccolti capillarmente da enti regionali nazionali, istituti zooprofilattici, servizi veterinari delle Asl, Ispra,ecctra il 2019 e il 2023 sono stati rinvenuti 1.639 esemplari morti, con un incremento costante che ha portato a 449 casi nel solo 2023. In media, più di un lupo al giorno.
Un dato già grave, ma probabilmente sottostimato: molti animali uccisi vengono occultati o muoiono in aree impervie senza essere censiti. Veleno, lacci, trappole, armi da fuoco e investimenti volontari restano tra le cause più frequenti.
Ancora più fragile è la condizione dell’orso bruno marsicano, sottospecie unica al mondo, con una popolazione stimata in circa 50 esemplari. Ogni perdita incide in modo significativo sulla sopravvivenza stessa della specie. L’uccisione dell’orsa Amarena è giustamente diventata un caso nazionale.
A questi numeri si aggiungono quelli provenienti dai Centri di Recupero Animali Selvatici (CRAS): cresce il numero di animali ricoverati per ferite riconducibili a fucilate, avvelenamenti e altre azioni illegali. Un segnale che indica una pressione costante e diffusa sulla fauna.
Il nodo delle sanzioni
Nel giorno in cui si celebra la fauna selvatica, ENPA richiama l’attenzione su un punto cruciale: la tutela non può essere solo dichiarata, deve essere resa effettiva.
La nuova Direttiva europea 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente chiede agli Stati membri sanzioni “effettive, proporzionate e dissuasive” contro i crimini ambientali. Secondo l’associazione, però, il sistema sanzionatorio italiano resta in diversi casi anacronistico e privo di reale capacità deterrente, soprattutto per quanto riguarda i reati contro la fauna selvatica.
Il rischio è che principi fondamentali — come quello sancito dall’articolo 9 della Costituzione, che tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni — rimangano indeboliti da un impianto normativo non adeguato alla gravità dei fenomeni in corso.
La Giornata Mondiale della Fauna Selvatica, istituita dalle Nazioni Unite, nasce per ricordare il valore della biodiversità per l’equilibrio degli ecosistemi e per la stessa qualità della vita umana. Ma in Italia, sottolinea ENPA, non si può ignorare il divario tra principi e realtà.
La protezione di lupi, orsi, rapaci, uccelli migratori e di tutte le specie selvatiche non è solo un tema ambientalista: riguarda la legalità, la credibilità delle istituzioni e la capacità dello Stato di difendere un patrimonio che la legge definisce “indisponibile”.
In questa giornata, l’appello è chiaro: rafforzare gli strumenti di prevenzione e repressione dei reati contro la fauna, garantire un pieno allineamento alle norme europee e riconoscere che la difesa della biodiversità non è un’opzione ideologica, ma una responsabilità collettiva.
Perché senza tutela effettiva della fauna selvatica, non c’è equilibrio ambientale. E senza equilibrio ambientale, non c’è futuro.


