Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Enpa ricorda il legame tra violenza sugli animali e violenza di genere

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il 25 novembre, l’Ente Nazionale Protezione Animali ribadisce la richiesta di riconoscere la crudeltà sugli animali come indicatore di pericolosità sociale. Un appello legato al nesso, ormai documentato, tra maltrattamento animale e violenza domestica e di genere.

«Sono anni che evidenziamo due aspetti cruciali», afferma Carla Rocchi, presidente nazionale di Enpa. «Da un lato la pericolosità sociale di chi maltratta o uccide gli animali, dall’altro il ruolo sempre più centrale che gli animali hanno nelle famiglie. In molti casi, purtroppo, seguono la stessa sorte delle loro compagne e dei loro compagni umani. Luna, uccisa insieme alla sua umana dal marito, era per l’aggressore un’estensione della vittima».

L’ultimo episodio arriva da Ancona. Tre cani avvelenati con esche al brodifacoum, somministrate in modo ripetuto e intenzionale. Il Tribunale ha condannato l’imputato a otto mesi di reclusione e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili.
Le motivazioni della sentenza non sono ancora state depositate, quindi non è possibile sapere quali elementi siano stati effettivamente considerati dal giudice.

Nel processo, l’Enpa, rappresentata dall’avvocata Claudia Ricci, ha presentato una memoria che ricostruisce il quadro complessivo. L’associazione ha segnalato come la vicenda potrebbe inserirsi in una dinamica più ampia rispetto alla semplice volontà di disfarsi dei cani. L’uomo era infatti già stato condannato per atti persecutori contro l’ex compagna e il suo nuovo compagno. Per l’Enpa, questo apre la possibilità che l’uccisione dei tre animali sia stata anche un gesto punitivo o intimidatorio.
«La nostra ricostruzione evidenzia una continuità nella violenza», spiega Ricci. «Di fronte a un maltrattamento animale, è fondamentale ampliare subito lo sguardo alla sfera familiare e sociale. La correlazione tra violenza sugli animali e violenza sulle persone è un dato riconosciuto e deve guidare le indagini».

Enpa ricorda che gli episodi di crudeltà non sono quasi mai isolati. Spesso anticipano condotte che colpiscono donne, minori o persone fragili. «Chi maltratta un animale non rappresenta un pericolo solo per gli animali», ribadisce Rocchi. «Molti aggressori li colpiscono perché li percepiscono come parte della vittima. Ferire un cane o un gatto significa ferire chi li ama».

Negli ultimi anni l’ufficio legale dell’Enpa ha seguito casi che mostrano schemi ricorrenti: il gatto Green ucciso per gelosia a Chioggia, il cane strangolato a Velletri, i due cani uccisi a Gela, Snoopy seviziato e ucciso a Pistoia. In ogni caso l’animale è stato usato per punire o intimidire la vera vittima.

I dati confermano questa connessione. Uno studio di LINK-Italia e Corpo Forestale dello Stato su 682 detenuti mostra che il 68 per cento degli autori di reati di maltrattamenti in famiglia aveva maltrattato o ucciso animali da adulto. E le donne vittime di violenza domestica hanno un rischio sette volte maggiore quando gli animali vengono minacciati o feriti.

Per questo, il 25 novembre, l’Enpa rinnova le sue richieste:
* riconoscere la crudeltà sugli animali come indicatore di pericolosità sociale
* estendere il Codice Rosso ai reati contro gli animali per garantire interventi immediati
* rafforzare gli strumenti di prevenzione e tutela

«Ogni volta che un animale viene colpito», conclude Rocchi, «non c’è mai una sola vittima. È un segnale da ascoltare subito. Riconoscerlo e intervenire in tempo significa proteggere le persone e gli animali. Significa prevenire tragedie».

Facebook
Twitter
LinkedIn