Una violenza cieca, brutale, ingiustificabile. Una cagnolina di 12 anni, un bassotto di piccola taglia, è ricoverata in condizioni disperate dopo essere stata presa a calci ripetutamente dal proprio umano all’interno di un appartamento nel centro di Figline. A lanciare l’allarme sono stati alcuni vicini di casa, sconvolti dalle urla e dai guaiti provenienti dall’abitazione nelle prime ore del mattino.
Quando i carabinieri della stazione di Figline sono intervenuti, intorno alle 6.30, la scena che si sono trovati davanti è stata straziante: l’animale era a terra, immobile, in condizioni critiche. Il proprietario, un uomo poco più che trentenne, è stato trovato in stato di alterazione psicofisica ed è stato trasportato in ambulanza all’ospedale Santa Maria Annunziata per le cure del caso.
Ma la priorità, per i soccorritori, è stata salvare la vita alla cagnolina. Per questo sono subito stati allertati i volontari dell’Enpa di Valdarno, che hanno preso in carico l’animale.
“Quando siamo intervenuti, le condizioni della bassottina erano molto gravi” – riferiscono i volontari della Protezione Animali di San Giovanni Valdarno – “Abbiamo immediatamente trasferito il cane in una clinica veterinaria aretina con cui collaboriamo. I danni riportati sono seri: lesioni addominali, difficoltà respiratorie, incapacità di alimentarsi.”
La prognosi resta riservata, ma la speranza di una ripresa è appesa a un filo. Intanto l’Enpa ha formalmente denunciato l’accaduto e dato mandato al suo ufficio legale tramite l’avvocato Claudia Ricci, chiedendo che sul caso venga fatta piena luce e giustizia.
“Ci troviamo davanti a un atto di violenza inaccettabile, crudele, per cui chiediamo che venga applicata la nuova normativa in materia di maltrattamento animale, entrata in vigore il primo luglio 2025”, dichiara l’associazione. “Chi si accanisce in questo modo su un essere indifeso deve rispondere davanti alla legge con la massima severità.”
La nuova legge: pene più severe contro i maltrattamenti
Con la riforma entrata in vigore da pochi giorni, i reati di maltrattamento e uccisione di animali prevedono pene sensibilmente più severe: reclusione, multe elevate e, nei casi più gravi, interdizione temporanea o definitiva dalla custodia di animali. Se l’animale muore a causa delle violenze subite, le sanzioni possono arrivare fino a 5 anni di carcere.
Un segnale importante che, però, secondo Enpa, non è mai sufficiente a compensare il dolore inflitto: “Non esiste pena capace di cancellare la sofferenza inflitta a un animale che chiede solo amore e protezione. Ma ogni violenza deve essere perseguita con fermezza.”
L’associazione ha già attivato le sue strutture legali e continuerà a monitorare da vicino sia le condizioni della cagnolina sia l’evoluzione giudiziaria del caso.
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