Fattoria degli Ultimi, ricorso urgente al TAR contro il bando della Regione Lazio: “Rischio concreto per la vita dei cinghiali sequestrati”

ENPA, LAV e LNDC Animal Protection hanno presentato un ricorso urgente al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio chiedendo la sospensione immediata del bando emanato dalla Regione per la cessione dei cinghiali e degli ibridi sequestrati presso la Sfattoria degli Ultimi, struttura alle porte della Capitale finita al centro di una complessa vicenda giudiziaria e amministrativa.

Al centro della contestazione delle associazioni c’è un elemento ritenuto decisivo: il bando non specificherebbe che gli animali coinvolti sono “non destinati alla produzione alimentare”. Una omissione che, secondo le organizzazioni ricorrenti, potrebbe consentire la partecipazione alla procedura anche a soggetti non orientati alla tutela in vita degli animali, esponendoli a un rischio concreto e irreversibile.

Secondo ENPA, LAV e LNDC Animal Protection, la mancata esplicitazione di questa qualifica rappresenta un vulnus sostanziale, in grado di determinare conseguenze definitive una volta perfezionate le cessioni. “È in gioco il bene primario della loro esistenza”, sottolineano le associazioni, che hanno chiesto al TAR un intervento cautelare immediato per evitare effetti ritenuti potenzialmente irreversibili.

Le tre organizzazioni, insieme alla Rete dei Santuari di Animali Liberi, intervengono anche per contestare la recente comunicazione della Regione Lazio che aveva definito “fuori luogo” le loro ricostruzioni. Le associazioni rivendicano invece la fondatezza delle proprie segnalazioni, soprattutto per quanto riguarda la gestione quotidiana degli animali.

Attualmente sono oltre 180 i cinghiali e gli ibridi sotto custodia giudiziaria della Regione Lazio, una condizione in essere dal giugno 2025. Secondo le associazioni, le forniture assicurate dalla Regione, sia direttamente sia tramite ARSIAL — ente proprietario dell’immobile — si sarebbero rivelate insufficienti rispetto al fabbisogno reale degli animali. Una situazione che avrebbe reso necessari interventi diretti da parte delle organizzazioni di protezione animale per garantire alimentazione adeguata, cure veterinarie e condizioni compatibili con il benessere degli animali, in conformità alle prescrizioni della ASL veterinaria.

Interventi definiti “imprescindibili” dalle associazioni, che parlano di un impegno economico rilevante e di uno sforzo straordinario e continuativo da parte dei volontari coinvolti, impegnati a colmare le carenze riscontrate sul campo.

Pur riconoscendo la presenza di un veterinario incaricato e di un servizio di vigilanza continuativa, le organizzazioni segnalano il permanere di criticità gestionali e chiedono un cambio di approccio da parte delle istituzioni.

La richiesta è rivolta in particolare alla Regione Lazio e al Comune di Roma, entrambi custodi giudiziari degli animali, affinché assumano una presa in carico chiara e responsabile della situazione, avviando un confronto operativo con le associazioni e definendo una strategia condivisa orientata alla tutela degli animali.

La vicenda riguarda complessivamente circa 300 animali, il cui futuro resta ora legato anche all’esito del ricorso al TAR. Le associazioni ribadiscono la propria disponibilità alla collaborazione, ma chiedono garanzie immediate sulla salvaguardia della vita degli animali coinvolti.

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