Enpa inaugura il Centro Recupero Animali Selvatici di Perugia. Con una capacità ricettiva di 50 animali è uno dei più grandi della regione

Una struttura ecofriendly che si estende su 2,5 ettari e che una volta a pieno regime potrà ospitare contemporaneamente fino a 50 animali tra rapaci, daini, cervi, cinghiali. E’ il nuovo Cras Enpa di Perugia, uno dei Centri più grandi della regione. Lo hanno inaugurato a Bettona (Perugia), nell’ambito delle iniziative Enpa per il “Mese della fauna selvatica” (1-31 maggio), il sindaco Lamberto Marcantonini e Paola Tintori, tesoriera dell’Ente Nazionale Protezione Animali nonché responsabile del canile comunale di Perugia.
 
Realizzata a tempo di record – i lavori e l’iter di accreditamento amministrativo hanno richiesto appena 9 mesi – la struttura si candida a diventare un polo di eccellenza per il soccorso, l’assistenza e la riabilitazione dei selvatici. Dalle voliere ai box, fino alla suddivisione degli spazi esterni, tutto è stato accuratamente progettato per ottimizzare la degenza e, di conseguenza, per accelerare la restituzione alla natura, riducendo al minimo, se non eliminando del tutto, i possibili fattori di stress a carico degli animali. «I pazienti selvatici – spiega il dottor Massimo Floris, direttore tecnico e sanitario del Cras – sono particolarmente sensibili ai fattori ambientali. Molto più degli animali d’affezione. Eliminare o quanto meno ridurre al minimo l’incidenza di tali fattori, penso ai rumori, al trambusto delle attività umane o al traffico veicolare, per un piccolo di capriolo può fare la differenza tra la vita e la morte».
 
Ed è proprio per questo motivo che box e voliere, comunque situate in un luogo tranquillo, sono state costruite nelle immediate vicinanze della clinica veterinaria del Cras, riducendo così allo stretto indispensabile il tempo di trasferimento degli animali verso la zona degenza. E che le aree del Centro sono rigorosamente off limits per il personale non veterinario. Anche per evitare che il contatto ravvicinato con l’uomo determini un imprinting dell’animale, pregiudicando così la restituzione alla natura.
 
Purtroppo, il ritorno all’ambiente – ragion d’essere dei Cras – non sempre è possibile. Ad impedirlo il più delle volte sono le condizioni di salute dell’animale, incompatibili con la vita selvatica. Naturalmente, Enpa ha pensato anche ai suoi “lungodegenti”, prevedendo uno spazio dedicato dove potranno vivere in serenità il resto dei loro giorni, senza il rischio di essere predati o di essere presi a fucilate dai cacciatori.
 

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